Trent’anni dopo Tangentopoli la corruzione resta un’ombra lunga sulla pubblica amministrazione italiana. Il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Libera, presentato in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione, conferma un sistema ancora diffuso e radicato: nel solo 2025 sono state registrate 96 inchieste, il doppio rispetto all’anno precedente.
Campania prima per indagati
La situazione più critica riguarda il Mezzogiorno. La Campania detiene il primato nazionale sia per il numero complessivo di indagati per corruzione, 219, sia per il numero di politici coinvolti, 13. Seguono Calabria (141) e Puglia (110). Nel Nord, il dato più rilevante riguarda la Liguria con 82 indagati, davanti al Piemonte (80).
Mazette per tutto: appalti, rifiuti e perfino finti certificati di morte
L’indagine di Libera racconta un’Italia dove la mazzetta non riguarda solo settori strategici, ma entra nel quotidiano. Si pagano tangenti per ottenere falsi certificati di morte, pratiche di cittadinanza, licenze edilizie, appalti nella sanità, rifiuti, opere pubbliche, concorsi universitari e servizi scolastici.
Si registrano inoltre inchieste per scambio politico-elettorale mafioso e la presenza della criminalità organizzata nelle grandi opere.
Un sistema che cresce: 1028 indagati nel 2025
Dal 1 gennaio al 1 dicembre 2025, le procure coinvolte sono state 49 in 16 regioni, per un totale di 1028 persone indagate (erano 588 nel 2024). I reati vanno dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio alla turbativa d’asta, fino all’estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Il fenomeno appare solido e sistemico, con figure diverse che di volta in volta gestiscono le regole: il dirigente pubblico, il faccendiere, il politico “di affari”, l’imprenditore o il boss mafioso.
Politici coinvolti: 53 indagati nel 2025
Fra gli oltre mille indagati ci sono 53 politici: 24 sindaci, assessori, consiglieri regionali e comunali. Campania e Puglia registrano il numero più alto, seguite dalla Sicilia (8) e dalla Lombardia (6).
«La corruzione non è un’anomalia: è un sistema»
«La corruzione in Italia non è un’anomalia, ma un sistema che si manifesta in mille forme», denuncia Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera. Una rete che va dalle mazzette tradizionali alle pratiche ormai “legalizzate”, figlie di conflitti di interesse e relazioni opache tra pubblico e privati.
Un costo enorme: 237 miliardi l’anno
L’impatto sull’economia è devastante: secondo una ricerca del Centro Rand, la corruzione costa 237 miliardi l’anno, pari al 13% del Pil nazionale. Per la Banca Mondiale, nei Paesi ad alta corruzione il reddito medio è di un terzo più basso rispetto alle nazioni più virtuose.


