Un vero colpo di scena quello avvenuto in Corte di Cassazione per Carmine De Luca, detto “Zezzella”, ritenuto dagli inquirenti ras dei Contini del Buvero. De Luca era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare a inizio anno perché considerato un elemento di vertice del gruppo, una “colonna” dell’Alleanza di Secondigliano. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Domenico Dello Iacono e Giuseppe Ricciulli, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico. La parola passa ora al Tribunale del Riesame, che dovrà rivalutare la posizione di De Luca.
Quella messa in campo dai due difensori si è rivelata una strategia difensiva fondata su una serie di elementi oggettivi, tra cui alcune intercettazioni riguardanti il presunto vero reggente del gruppo, Patrizio Bosti, dalle quali emergerebbe che De Luca non era considerato un “capo”. Inoltre, il tandem Dello Iacono-Ricciulli ha evidenziato come, dal ritrovamento di alcuni pizzini, non risultasse che De Luca percepisse una “mesata” dal clan, elemento che, secondo la difesa, escluderebbe la sua appartenenza all’organizzazione.
Il nome di Carmine De Luca era emerso nel marzo scorso, quando gli investigatori avevano ricostruito l’attuale assetto della divisione territoriale nei quartieri Forcella, Duchesca, Maddalena, Sanità, Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello. Secondo gli inquirenti, sarebbe emerso un controllo capillare del territorio attraverso la presenza stabile degli affiliati, spesso armati, con una significativa disponibilità di armi da fuoco e una spiccata capacità offensiva nei confronti dei gruppi rivali.
Nel mirino degli investigatori anche le presunte strategie di alleanza e mutua assistenza tra organizzazioni camorristiche, le tecniche di elusione delle indagini e la gestione delle principali attività illecite, tra cui estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, il controllo delle piazze di spaccio e l’amministrazione dei proventi destinati al sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.


