Si chiude con un sostanziale ribaltamento del verdetto di primo grado il processo d’appello relativo all’inchiesta “Femina”, che aveva portato alla sbarra diversi imputati accusati, a vario titolo, di reati aggravati dal metodo mafioso. La Corte d’Appello ha infatti assolto Teresa Palma, moglie di Saverio Russo, Giuliano Russo e Salvatore Palma, riformando la sentenza di primo grado che li aveva condannati rispettivamente a 7 anni, 6 anni e 7 anni e 6 mesi di reclusione.
Assolto anche Luigi Guarino, mentre per Saverio Russo e Patrizio Picardi i giudici hanno rideterminato la pena da 10 a 4 anni di reclusione, escludendo l’aggravante prevista dall’articolo 7, contestata in primo grado per l’agevolazione dell’associazione mafiosa.
L’inchiesta “Femina”, nata nel 2009, aveva acceso i riflettori sulla gestione di alcuni night club del territorio, dove, secondo l’impostazione accusatoria accolta in primo grado, veniva organizzata un’attività di prostituzione i cui proventi sarebbero stati in parte destinati all’organizzazione criminale. Proprio sulla base di tale ricostruzione il Tribunale aveva riconosciuto l’aggravante mafiosa nei confronti degli imputati. La decisione della Corte d’Appello modifica in maniera significativa il quadro processuale, con tre assoluzioni piene e la sensibile riduzione delle condanne nei confronti di Russo e Picardi, accompagnata dall’esclusione dell’aggravante mafiosa.
Nel collegio difensivo hanno operato gli avvocati Leopoldo Perone, Michele Giametta, Leopoldo Perone, Carmela Maisto che hanno ottenuto la riforma della sentenza di primo grado davanti ai giudici d’appello.

