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mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Dichiarazioni del pentito contraddittorie, così il Riesame ha scarcerato De Martino ‘XX’


Un’abile strategia difensiva finalizzata a evidenziare le contraddizioni tra il racconto fornito dalla presunta vittima di racket e quella fatto dal collaboratore di giustizia Rosario Rolletta. Queste le motivazioni di fondo che hanno frantumato l’inchiesta sugli ‘XX’ di Ponticelli, ossia i De Martino del rione Fiat il cui presunto reggente Salvatore De Martino è da 48 ore di nuovo in libertà (leggi qui l’articolo di Internapoli). Merito della strategia difensiva presentata dal legale di De Martino, l’ avvocato Stefano Sorrentino, che è riuscito a mettere in discussione accuse che sembravano granitiche.  Al centro della memoria difensiva dell’avvocato Sorrentino la contraddizione tra le dichiarazioni rese da una donna di Cercola, indicata come pusher (che aveva dichiarato di essere stata picchiata da De Martino e dai suoi per indurla a passare dalla loro parte) e quelle del pentito che scontava i domiciliari presso lo stabile dove sarebbe avvenuta l’aggressione. Nella memoria viene sottolineato che «“Le dichiarazioni  accusatorie rese dal coindagato o coimputato nel reato o da persona indagata o imputata in un procedimento connesso o collegato, integrano gravi indizi di colpevolezza soltanto se, oltre ad essere intrinsecamente attendibili risultino corroborate da rispondere estrinseci anche solo parzialmente e tendenzialmente individualizzanti, in quanto la verifica dell’attendibilità di tali dichiarazioni pertiene ad una fase segnata dalla fluidità dell’ incolpazione, in cui non è richiesta certezza della consapevolezza ed è invece sufficiente al riguardo un consistente grado di probabilità». Ebbene secondo la difesa di De Martino non sono riscontrate dalla conversazione in ambientale tra la donna e la polizia giudiziaria in relazione alla causale dell’aggressione.

Le incongruità evidenziata dalla difesa di De Martino

Il legale ha inoltre sottolineato che non vi sono riscontri in relazione alla circostanza che la donna gestiva una piazza di spaccio in località Caravita di Cercola. La persona offesa non avrebbe inoltre riferito di gestire una piazza di spaccio e non vi sono provvedimenti giudiziari confermativi di tale circostanza. Infine la reale causale emergerebbe dalle lineari spiegazioni della donna la quale aveva subìto l’aggressione per una precedente lite con donne identificate, le quali si erano rivolte agli indagati per vendicare il torto subìto.        La stessa dunque non ha mentito nella conversazione ambientale in quanto non avrebbe attribuito la causale ad una precedente lite e, soprattutto, non avrebbe comunicato il loro nome agli inquirenti. Motivi pienamente accolti dal Riesame che oltre a De Martino ha scarcerato gli altri tre indagati.

Le contraddizioni nel racconto di Rolletta

Ad essere messe in discussione poi le dichiarazioni rese da Rolletta con il legale che ha sottolineato che il gip ha ritenuto che le dichiarazioni dell’uomo  ostituiscono un rilevante riscontro alle dichiarazioni informali della donna e all’intercettazione ambientale, in quanto parrebbe che il Rolletta avesse partecipato ad un segmento di condotta e, precisamente, si era recato a casa della stessa per riprendere le chiavi dell’auto del De Martino. «Risultano pertanto apparentemente contrastanti nella causale dell’aggressione ma sono assolutamente compatibili. Motivazione illogica e contraddittoria nella parte in cui non spiega per quale motivo la Coppola nella conversazione intercettata avrebbe dovuto mentire in relazione alla causale, indicando addirittura i nomi delle donne da lei aggredite in precedenza. Non spiega la connessione tra la causale indicata dalla Coppola e quella propalata dal Rolletta, e, soprattutto il collegamento tra le donne aggredite dalla p.o. e la piazza di spaccia ipoteticamente gestita dalla Coppola». L’operazione effettuata dal GIP di “collage” delle versioni della donna e del Rolletta per il legale non sarebbe corretta probatoriamente

 

 

 

 

L’articolo precedente: Terremoto giudiziario a Ponticelli, scarcerato Salvatore De Martino

Un vero e proprio terremoto giudiziario. Destinato ad avere profonde ripercussioni sulla scena criminale di Ponticelli. E’ di poche ore fa la notizia della scarcerazione di Salvatore De Martino, il giovane indicato dalla Procura di Napoli come capo degli ‘XX’ il gruppo del rione Fiat da mesi in lotta contro i De Luca Bossa. La decisione è quella presa dal Riesame che ha accolto in pieno le argomentazioni del difensore di De Martino, l’abile avvocato Stefano Sorrentino. E dire che soltanto poche settimane fa il gip Provisier, pur non convalidando il fermo del giovane, ne aveva disposto la misura del carcere (leggi qui l’articolo). Il giovane rispondeva di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e di lesioni personali. De Martino, insieme ai componenti del suo gruppo, era accusato di aver picchiato una donna in provincia di Napoli per fargli cedere le quote della sua piazza di spaccio, particolare raccontato anche dal collaboratore di giustizia Rosario Rolletta. La difesa di De Martino è riuscito a evidenziare le contraddizioni tra il racconto del pentito e un’intercettazione in cui la stessa donna riferiva di aver avuto uno ‘scontro’ per altri motivi. Ragion per cui l’impianto accusatorio è crollato totalmente sotto le argomentazioni del difensore di De Martino. Oltre al giovane tornano in libertà Francesco Pignatiello (difeso sempre dall’avvocato Sorrentino insieme al collega Giacomo Pace), Patrizia Di Natale e Maria Pignatiello (difesi quest’ultimi dall’avvocato Giacomo Pace). Tutto da rifare.

L’articolo precedente: la presunta estorsione ad una pusher

«Mi hanno picchiato in 25 uomini». Questo è uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta relativa al gruppo De Martino di Ponticelli, i famigerati ‘XX’ del rione Fiat. La frase è estrapolata da alcune intercettazioni allegate al decreto di fermo che qualche giorno fa ha smantellato il gruppo del ras Salvatore De Martino (leggi qui l’articolo). La frase viene captata nell’appartamento di una donna, ‘pusher ribelle’ della periferia orientale violentemente picchiata e minacciata dai componenti del gruppo. A raccontare ai magistrati i motivi di quel pestaggio è stato il collaboratore di giustizia Rosario Rolletta indicato all’epoca dei fatti dalla vittima come possibile ‘filatore’ visto che era ristretto agli arresti domiciliari nella stessa palazzina dove avvenne il pestaggio.

Il racconto di Rosario Rolletta

Nel verbale dello scorso 10 marzo Rolletta racconta cosa accadde:«Ricordo ad esempio che all’epoca in cui ero agli arresti domiciliari avvenne il pestaggio di….. la quale gestiva una piazza di hashish, marijuana e cocaina. La donna abita al 5° piano dell’immobile in cui all’epoca mi trovavo ristretto ai domiciliari. Se non erro, era l’anno 2019. La donna era in ritardo nel pagamento della settimana o per meglio dire cercava di non pagare, lamentando guadagni precari o ci nascondeva quantità di stupefacente della sua piazza. Per tali motivi, fu oggetto di un violento pestaggio a cui hanno partecipato  Salvatore De Martino, Franchetiello Pignatiello suocero di Giuseppe De Martino (avendo quest’ultitmo sposato la figlia Maria), Pasquale Pignatiello, figlio di Franchetiello, ed il gemello di cui al momento non ricordo il nome».

I partecipanti all’aggressione

Hanno partecipato altresì al pestaggio la moglie di Franchetiello Pignatiello, nonché la moglie del “nonno” cioè Aprea – di cui non ricordali nome – e Maria Pignatiello. Il gruppo non mi avvisò conoscendo il mio rapporto di amicizia con la donna nè mi disse che l’avrebbero sottoposta a pestaggio. Dopo averla picchiata bussò alla mia porta Pasquale Pignatiello. Mi disse di essersi dimenticato le chiavi della macchina a casa della stessa e mi chiese di recuperarle. Nell’occasione ebbi modo di vedere le persone che ho citato allontanarsi dal palazzo».

La donna non voleva denunciare:«Quelli fanno parte del Sistema»

Il neopentito di Ponticelli Rolletta racconta così di essere salito sull’appartamento della donna e di essersi allora reso conto di ciò che era avvenuto:«La donna presentava evidenti e vistose ecchimosi al volto insanguinato; anche il marito era stato picchiato in quanto lo vidi che stringeva uno straccio al capo. Mi riferirono del pestaggio e che erano stati i soggetti che si erano appena allontanati dal palazzo. Presso l’appartamento non vi erano chiavi di autovetture».

L’avvertimento del clan

Mi sono pertanto affacciato dalla finestra ma non ho visto più nessuno perché erano andati tutti via. Ho dunque pensato che le chiavi erano una scusa, in quanto il gruppo voleva farmi vedere cosa avevano fatto. Per questo mio intervento presso quell’abitazione, la donna ha pensato che io fossi coinvolto, nel senso che ero a conoscenza del pestaggio programmato e non l’avessi avvisata». In alcune intercettazioni successive al pestaggio la ‘vittima’ fa capire di non voler denunciare perchè, conoscendo l’appartenenza dei soggetti coinvolti al clan di Ponticelli, temeva possibili ritorsioni o addirittura di dover abbandonare Napoli.

I provvedimenti contro gli ‘XX’ di Ponticelli

Come riportato ieri da Internapoli (leggi qui l’articolo) il gip Fabio Provvisier pur non convalidando il fermo di Salvatore De Martino ha disposto per lui la misura del carcere. La mancata convalida è dovuta all’insussistenza di gravi pericoli di fuga. Insieme a De Martino restano dietro le sbarre Patrizia Di NataleFrancesco Pignatiello e Maria Pignatiello. Anche per loro applicata la misura della custodia in carcere. Per Fortuna Montagna il gip ha disposto invece gli arresti domiciliari mentre per Pasquale Pignatiello la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Rigettata la richiesta per Raffaele Straiano (già detenuto per altro). I sei erano stati raggiunti da decreto di fermo (leggi qui l’articolo) per estorsione aggravata per aver minacciato e picchiato una pusher di Cercola intimandole di consegnare i proventi derivanti dall’illecita attività della piazza di spaccio che gestiva minacciandola di passare dalla loro parte ‘abbandonando’ i nemici dei De Luca Bossa cui la donna era all’epoca referente.

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