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Pippotto cercato in tutta Italia, Domenico d'Andrea condannato per l'omicidio Buglione: "Non l'ho ucciso io"

Un detenuto è evaso dal carcere di Perugia. Sono in corso le ricerche da parte di tutte le forze dell’ordine nella zona del penitenziario di Capanne. Impegnata anche la polizia penitenziaria. Si tratta di un ergastolano di Napoli: Domenico D’Andrea, detto Pippotto, condannato per rapina e omicidio. L’allarme è scattato poco dopo le 13.30. L’uomo lavorava nelle portineria.

Caccia a Domenico d’Andrea

Secondo la ricostruzione della penitenziaria D’Andrea stava lavorando nell’area all’esterno del carcere di Perugia usufruendo dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario il detenuto evaso oggi. Quanto successo è ora al vaglio degli inquirenti.

Chi è il detenuto scappato

Domenico D’ Andrea, un tempo baby gangster conosciuto col nome di “Pippotto”, ha avuto la condanna per l’omicidio di Salvatore Buglione, l’ edicolante di via Pietro Castellino. Senza attenuanti per la sua storia deviata, lui, capo di una banda che rapinava motorini al Vomero e all’ Arenella quand’ era appena un adolescente. Decine di rapine, una lunga corsa verso il baratro, a 13 anni ferito a una gamba da un carabiniere. Condannato per omicidio volontario con l’aggravante dei motivi futili e abbietti. Mille euro. La rapina di Pippotto e degli altri tre imputati finì col colpo di coltello al cuore dell’ edicolante perché lui reagì. Pippotto ha sempre raccontato di essere stato alla guida dell’ auto, ma di non essere sceso mentre i suoi complici aggredivano e poi uccidevano Buglione. Ora D’Andrea è ricercato in tutta Italia a seguito della sua clamorosa evasione.

Il profilo di Pippotto

Domenico D’Andrea, classe 1984, come raccontato da Repubblica in un vecchio articolo, è diventato tristemente famoso per la “nera” italiana degli anni Novanta col soprannome di Pippotto. Evasore scolastico a 11 anni, ladro a 12 anni, rapinatore dai 13 in poi, omicida nel 2006 – accusato del delitto dell’edicolante Salvatore Buglione – ergastolano nel 2007.
Diverse volte è scappatodalle comunità per minori in cui veniva rinchiuso: otto evasioni, aveva collezionato. Da nord a sud. Le ultime da Lecce, e da Genova. «Non mi potete fare niente», gridava Pippotto tredicenne ai suoi inseguitori. Era troppo piccolo, prima. È stato tardi, dopo. Fino all’omicidio, contro il quale ha sempre opposto la versione dell’errore giudiziario. Un “diavoletto” diventato ormai un uomo calvo quando gli hanno dato il “fine pena mai”.

 I sindacati

«L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere ed ha colto l’occasione per fuggire, presumibilmente, scavalcando una cinta bassa, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni – spiega Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria – Una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal sindacato sulle condizioni di sicurezza dell’istituto». Anche il Sarap, attraverso il segretario Roberto Esposito, ha più volte lanciato l’allarme sulla poca sicurezza all’interno delle carceri italiane e sulla necessità di aumentare l’organico. “C’è poco personale all’interno degli istituti penitenziari, siamo allo stremo”, dichiara Esposito.

«Adesso è prioritario catturare l’evaso – aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe – ma la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Capanne».

Domenico d’Andrea evaso dal carcere

Appena si sono accorti della sua assenza, gli agenti hanno dato l’allarme ed è scattata una vera e propria caccia all’uomo. Tra le ipotesi quella che l’uomo possa avere scavalcato le reti di recinzione dell’area dove lavorava ed era alloggiato. Ricerche sono comunque ancora in corso anche nel perimetro interno del complesso di Capanne.

 

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