Questa mattina la Guardia di Finanza ha fatto scattare una serie di perquisizioni nelle sedi del Napoli e del Bari, le due società calcistiche collegate alla famiglia dell’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis.
L’inchiesta, guidata dal procuratore capo di Bari Roberto Rossi, vede indagati sia Aurelio De Laurentiis sia il figlio Luigi, presidente del club pugliese. Le accuse sul tavolo dei magistrati sono diverse: si va dalle false comunicazioni sociali (ovvero il presunto falso in bilancio per l’anno 2024 del Bari) fino alla bancarotta fraudolenta. La Procura ha infatti chiesto formalmente l’apertura della liquidazione giudiziale, una procedura che di fatto corrisponde alla richiesta di fallimento per la società biancorossa.
De Laurentiis e il figlio Luigi indagati per bancarotta, perquisite le sedi del Napoli e Bari
Le indagini delle Fiamme Gialle non sono nate dal nulla, ma si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari Calcio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la società si trova da tempo in una situazione di perdita sistemica. Tra il 2019 e il 2025, le perdite accumulate avrebbero raggiunto la cifra di circa 30 milioni di euro. Un deficit patrimoniale importante, accompagnato da un pesante indebitamento, a cui la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto e solido per risanare i conti. Le perquisizioni odierne servono proprio a cercare documenti e prove capaci di fare luce sulla reale situazione finanziaria del club.
Il cuore pulsante dell’accusa si concentra però su un’operazione finanziaria e sportiva ben precisa: il trasferimento di Elia Caprile dal Bari al Napoli. Gli inquirenti sospettano che in questa compravendita siano state omesse informazioni fondamentali per nascondere il reale stato di crisi del Bari. Per fare chiarezza sulla vicenda, i finanzieri hanno esteso i controlli anche ai documenti di un procuratore e di tre direttori sportivi, i quali al momento non risultano indagati.
Fari puntati sulla cessione di Elia Caprile
Secondo il meccanismo individuato dalla Procura, il Bari aveva acquistato il cartellino del giocatore, promettendo alla squadra d’origine dei bonus in caso di futura rivendita. Successivamente, il Bari ha ceduto lo stesso calciatore al Napoli (società “sorella”, in quanto appartenente alla stessa galassia societaria dei De Laurentiis), ma lo ha fatto senza inserire nel contratto nessuna clausola che garantisse al Bari una percentuale sui guadagni futuri, la cosiddetta plusvalenza. Poco dopo, il Napoli ha valorizzato il giocatore e lo ha rivenduto a peso d’oro (al Cagliari per 8 milioni di euro circa), incassando l’intero profitto. Secondo i magistrati, quel guadagno milionario sarebbe dovuto spettare al Bari, che invece è rimasto a bocca asciutta proprio mentre i suoi bilanci stavano precipitando nel baratro.

