Agenti sotto inchiesta a Santa Maria Capua Vetere, festeggiamenti nelle celle e fuochi d’artificio

Carcere S.M.C.Vetere - Festeggiamenti nelle celle e fuochi d'artificio
Carcere S.M.C.Vetere - Festeggiamenti nelle celle e fuochi d'artificio

Festeggiamenti dei detenuti in cella e, la sera, anche fuochi d’artificio fatti esplodere all’esterno del carcere dai loro familiari. E’ successo a S.M. Capua Vetere, in provincia di Caserta, mentre la polizia giudiziaria notificava agli agenti della polizia penitenziaria i 57 decreti di perquisizione. I provvedimenti sono giunti su richiesta dall’autorità giudiziaria che sta indagando sui presunti pestaggi avvenuti lo scorso 6 aprile nel carcere. Gli episodi si sarebbero verificati dopo le rivolte innescate a causa delle restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria.

Gesti, questi, che hanno fatto crescere il senso di abbandono dello Stato nei poliziotti penitenziari. Le ipotesi di reato, tra le quali figurano anche la tortura e l’abuso di potere, stanno facendo aumentare il senso di abbandono dello Stato che nutrono ormai i poliziotti. Gli agenti penitenziari si sentono ormai “vittime”. Non riescono neppure a digerire le modalità “spettacolari” adottate per notificare i decreti, con gli agenti fermati dai carabinieri fuori al carcere per essere identificati, anche di fronte ai familiari dei detenuti.

La protesta sul tetto del carcere

A seguito di una rivolta scoppiata nell’istituto in pieno lockdown per l’emergenza Covid, secondo alcune denunce, gli agenti avrebbero usato violenza nei confronti dei detenuti per reprimere la protesta. Ieri i carabinieri hanno notificato in carcere una serie di avvisi di garanzia e all’ingresso dei carabinieri nel penitenziario, gli agenti hanno protestato salendo perfino sui tetti della struttura.

Alcuni agenti della Polizia Penitenziaria sono saliti su un tetto del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). La protesta contro le modalità adottate dalla polizia giudiziaria e dalla Procura per notificare gli avvisi emessi nell’ambito di una indagine su presunti prestaggi verificati nel carcere lo scorso marzo, in piena emergenza sanitaria.
La moglie di un detenuto, Daniela Avitabile, racconta quanto visto ieri mattina fuori al carcere.

“Sono arrivata alle 7 e c’erano parecchi carabinieri che fermavano le auto in arrivo al carcere. Mi hanno fermata e mi hanno fatto passare, mentre gli agenti li trattenevano per identificarli. Gli altri agenti della Penitenziaria già dentro sono stati fatti uscire dalla struttura; c’è stata tensione”.