Da sinistra Diego Iuliano, Gennaro Marrazzo e il collaboratore di giustizia Alessandro De Falco

Il ‘romanzo criminale’ del clan Giannelli di Fuorigrotta è stato scritto a partire da un sequestro di persona. A rivelarlo il neo collaboratore di giustizia Alessandro De Falco, l’ex colonnello di Cavalleggeri d’Aosta che sta svelando segreti e retroscena della mala flegrea. Un’inizio che ricorda il sequestro Rosellini della celebre serie tv (il riferimento vero e proprio è quello del duca Massimiliano Grazioli) dedicata alla malavita romana. De Falco ha fatto nomi e cognomi dei partecipanti spiegando anche in che contesto maturò quella decisione. Nel verbale del 21 maggio scorso De Falco spiega riferendosi al ras Diego Iuliano:«E’ stato arrestato per il fatto del sequestro del figlio di Anna Monti che si chiama Agostino. Durante questo sequestro erano presenti Marco Battipaglia e Gennaro Marrazzo. So queste cose perchè avvenne a Cavalleggeri che è zona mia. In seguito Iuliano si è messo con Massimiliano Esposito ‘o scognato che lui chiamava la sua vera famiglia. Abbiamo partecipato a diverse stese contro i Monti, diciamo tutte le stese».

Chi erano i ‘colonnelli’ di Giannelli

Con la premesse che le persone citate sono da considerarsi innocenti fino a prova contraria si tratta di rivelazioni che spiegano molto del clima nella zona flegrea. Poi sempre su Marrazzo e Battipaglia:«Stavano fuori al bar di Giannelli, si occupavano delle persone che volevano parlare con Giannelli. stava sempre fuori al bar “Napul’ è” del padre di Giannelli Alessandro, sito in Cavalleggeri D’Aosta di fronte ai giardinetti; loro si occupavano di ricevere le persone che volevano parlare con Giannelli Alessandro; si occupavano delle estorsioni per conto di Giannelli Alessandro; in più si occupavano di andare a fare ritorsioni nei confronti di soggetti che non volevano pagare le estorsioni o i conti della droga; non andavamo insieme a fare le estorsioni perché, come già vi ho detto, io andavo da solo».

L’articolo precedente: i verbali del pentito De Falco

Ha raccontato ai magistrati tutto quello che sa dell’ascesa di Alessandro Giannelli e degli ultimi anni di tensione che hanno caratterizzato l’area flegrea. Alessandro De Falco, neopentito dell’area, è un fiume in piena. In uno dei primo verbali ha spiegato ai magistrati come Giannelli e il suo gruppo fossero divenuti di fatto un gruppo autonomo dopo la spaccatura dei D’Ausilio e come tutto fosse nato con un’idea del ras Roberto Pinto che voleva aprire una piazza a Cavalleggeri:” Venne da me e disse, Alessandro apriamo una piazza. Me la vedo io. La roba la andiamo a prendere o dai compagni della 44 (i Cutolo) o nella 99 (i Sorianiello)”.

Roberto Pinto era indicato come braccio destro di Giannelli

A parlare per primo dei fratelli Pinto erano stati i collaboratori di giustizia Genny Carra, Salvatore Romano ‘muoll muoll’  e Gianluca Noto. Proprio quest’ultimo, ex ras dei D’Ausilio di Bagnoli, si era concentrato sulla figura di Pinto e sul suo ferimento. «Riguardo ai rapporti tra la famiglia Monti e Giannelli, ho saputo dei loro contrasti direttamente da Agostino Monti e dalla moglie. Quando ero agli arresti domiciliari a Giugliano ebbi a riceverli a casa mi su richiesta di Dario De Felice convivente di Tiziana Monti figlia di Agostino che viveva a Giugliano in via Marcheselia. Il Monti Agostino mi raccontò che gli avevano messo una bomba nel balcone della sua abitazione. La moglie mi fece vedere il video dal telefonino su cui erano registrate le immagini delle persone che scavalcavano il cancello della villetta, riscendevano dal balcone. Si udiva anche il boato e si vedeva inoltre Marco Battipaglia mentre faceva il palo fiori alla villetta. La signora mi disse che alla Polizia aveva detto che le telecamere della villetta erano spente. Il tutto era nato dal fatto che Monti Anna figlia di Agostino aveva denunciato con il compagno di Afragola Giannelli e gli altri per una estorsione commessa ai danni di una donna brasiliana che aveva in locazione una loro abitazione».

Contrasti sorti indirettamente a causa della morte del ras Rodolfo Zinco, ucciso per volere proprio di Giannelli così come spiegato dallo stesso Noto (leggi qui l’articolo relativo all’omicidio):«Monti pagava una quota a Zinco. Morto Zinco iniziò a pagare 500 euro al mese a Giannelli. Dopo un po’ Giannelli ne pretendeva 2mila euro e chiedeva uno-due pacchi di cocaina al mese ad Agostino Monti. Agostino Monti mi raccontò anche che una volta mentre il cancello della sua villetta era aperto vide passare su un mezzo il Pinto Roberto ed il Giannelli e sparò con la pistola che aveva con se’, colpendo alla spalla il Pinto, mentre il Giannelli si rifugiò a piedi nel supermercato che si trova nei paraggi.  In seguito, due o tre giorni prima dell’arresto del Giannelli, il quale era latitante per l’estorsione di Pianura, Antonio D’Ausilio che in quel momento era a casa mia, ordinò, come ho già riferito, di incendiare il bar del padre di Alessandro Giannelli. E di sera dopo la chiusura dei negozi. Il Giannelli Alessandro ritenne che commettere l’incendio erano stati i Monti e per questa ragione andò a sparare con un kalashnikov contro la loro villetta».

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