Una vera e propria stangata. E’ quella comminata dagli uomini del Comando provinciale di Napoli a ras e gregari della mala flegrea (leggi l’articolo qui) nell’operazione condotta ieri.  Le indagini hanno consentito di ricostruire la piena operatività del clan Giannelli (guidato dal ras Alessandro), operante nella città di Napoli (nelle aree urbane  di Cavalleggeri d’Aosta, Coroglio, Agnano e Bagnoli), nel settore delle estorsioni e del narcotraffico e la conflittualità con il gruppo Esposito – Nappi, attivo nel medesimo contesto territoriale. Oltre a questo svelato il movente dell’omicidio di Rodolfo Zinco, ras un tempo appartenente al clan D’Ausilio che sarebbe entrato in rotta di collissione proprio con i Giannelli. L’accusa di omicidio ha interessato così Alessandro Giannelli, il suo braccio destro Maurizio Bitonto, Antonio Calone e Patrizio Allard. A svelare i retroscena le dichiarazioni esplosive dei collaboratori di giustizia Salvatore Romano e Genny Carra. Sono loro ad aver offerto un contributo decisivo per inquadrare quel delitto.

Il racconto di Salvatore Romano

Il primo a parlare di quell’omicidio e del coinvolgimento di Giannelli è stato l’ex ras dei Mele Salvatore Romano ‘muoll muoll’:«Giannelli, nel suggerire di non fare atti dimostrativi, a suo dire inutili, fece riferimento a Rodolfo Zinco ‘ gemell; ed infatti fece l’esempio di come lui aveva gestito Zinco il quale, dopo lo stato di detenzione, uscito dal carcere voleva impadronirsi delle zone di competenza di Giannelli sicchè egli lo aveva rassicurato del fatto che avrebbero diviso al 50% gli introiti degli affari criminali ma poi ne aveva ordinato l’omicidio. Successivamente Vincenzo Mele mi ha raccontato cosa era successo a Zinco. Mele mi riferì che lui non aveva avuto un ruolo particolare in questo omicidio ma si era limitato ad accompagnare nel luogo dove era stato ucciso ‘o gemell gli autori materiali ossia Genny Carra e Patrizio della 44; mi ha anche riferito che sul luogo del fatto Giannelli aveva salutato ‘o gemell dandogli la mano e poi era andato via a bordo di un motorino. Di tale delitto ho sentito parlare anche personalmente da Patrizio e Genny Carra; precisamente nel corso di un incontro avvenuto nella 44 tra me, Vincenzo Mele, Genny Carra, Patrizio e Calone di Posillipo ricordo che Patrizio diceva che questo omicidio lo avrebbero ‘pagato’ lui e Carra perchè secondo lui sarebbero stati individuati dalle forze dell’ordine in quanto si erano dovuti allontanare a piedi dal luogo del delitto perchè la vettura di appoggio, fornita da Giannelli, non funzionava».

Il racconto di Carra

Ancora più preciso Genny Carra, ex numero due del clan Cutolo della zona della 44. Un vero e proprio ciclone con le sue dichiarazioni:«Ho partecipato all’omicidio di Rodolfo Zinco ‘o gemell sia come mandante che come esecutore anche se non ho sparato. Dopo la scarcerazione di Rodolfo Zinco Giannelli venne da me a lamentarsi del fatto che Zinco voleva controllare le attività illecite su Bagnoli, Agnano e Cavalleggeri. Ci riunimmo con Giannelli e con Calone per preparare l’omicidio. Il giorno dell’omicidio alle 17,30 io, il Giannelli, il Catone, Allard ci trovammo sotto al porticato a via Marco Aurelio. Il Giannelli ad un certo punto si allontanò per organizzare la fase esecutiva».

I preparativi del delitto

Carra poi prosegue: «Egli stesso mandò Mele Vincenzo a prendere (omissis) e Allard per portarli nell’abitazione di Cavalleggeri D’Aosta come base di appoggio. Il Mele si presentò con un’auto Lancia Y Elefantino di colore nero. Mi meravigliai della presenza del Mele Vincenzo che sapevo essere il reggente del clan Mele di Pianura. Il Mele accompagnò Allard ed (omissis) Rimasi perplesso di questa cosa e per tale racione mi indussi a partecipare anch’io all’azione con il compito di controllare che tutto andasse bene. Ad ogni modo il Mele dopo aver accompagnato i due se ne andò».

La descrizione dell’agguato

Sempre Carra racconta:«Per ii segnale di uno squillo avevamo due telefoni “puliti” che la settimana prima aveva acquistato Maurizio Bitonto, il quale sapeva delle nostre intenzioni. Credo che il Bitonto Maurizio abbia accompagnato il Giannelli all’incontro con lo Zinco. L’altro telefono lo aveva il Giannelli e fece lo squillo. Giunto lo squillo dissi ai due affiliati di partire senza dirgli che li avrei seguiti con lo scooter. Arrivati sul posto ho assistito alla scena. In particolare ho visto il Giannelli e lo Zinco dialogare fuori al bar e all’arrivo dell’autovettura guidata da Allard, il Giannelli “staccarsi” e andare in direzione opposta a quella dello Zinco, il quale, come previsto, appena vide scendere dalla macchina armato e con il volto travisato, scappò nel vicoletto in direzione della sua abitazione. La macchina marca Ford con i killer arrivò in velocità. Zinco fu colpito due volte alla schiena ed una volta alla testa mentre il quarto colpo andò a vuoto».

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