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Inchiesta curve, si pente l’ex capo ultrà Inter Ferdico: “Sì, c’era la ‘ndrangheta dietro di noi”

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Dopo Andrea Beretta, anche Marco Ferdico, ex dirigente della Curva Nord dell’Inter, ha deciso di collaborare con la magistratura. Il 41enne, coinvolto nell’inchiesta “Doppia Curva” della Direzione distrettuale antimafia di Milano, ha reso tre interrogatori tra maggio e giugno 2026, fornendo nuovi dettagli sulle dinamiche interne del tifo organizzato, sui rapporti con la criminalità organizzata e sull’omicidio dell’ex leader ultras Vittorio Boiocchi.

L’indagine, che nel 2024 aveva portato a numerosi arresti, riguarda accuse che vanno dall’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso fino all’omicidio e al tentato omicidio.

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Tra le dichiarazioni più pesanti messe a verbale c’è quella relativa ai presunti legami tra la Curva Nord e la criminalità organizzata. Secondo Ferdico, “Per tenere la Curva Nord di Milano ci voleva la ‘ndrangheta, glielo ho detto io, e Beretta può confermarlo”. Gli interrogatori sono stati raccolti dai pubblici ministeri Paolo Storari e Stefano Ammendola.

Ferdico, già condannato a nove anni per associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, ha anche confessato il proprio coinvolgimento nell’omicidio di Vittorio Boiocchi, ucciso il 29 ottobre 2022 davanti alla sua abitazione poche ore prima di Inter-Sampdoria. Nel corso delle dichiarazioni ha chiamato in causa anche Mauro Nepi, affermando: “Nepi era impaziente di eseguirlo”. E ancora: “Più volte veniva da me dicendo ‘quando lo facciamo? Quando lo facciamo’, e lo stesso faceva con Beretta”.

Nei verbali compare anche il nome del difensore dell’Inter e della Nazionale, Federico Dimarco. Ferdico racconta che, dopo la conquista dello scudetto della seconda stella, il calciatore “era pronto a regalare tre anelli con brillante” a lui, ad Andrea Beretta e ad Antonio Bellocco. Secondo il suo racconto, sarebbe stato lui stesso a chiedere un omaggio ad Andrea Opi, manager del giocatore.

Sempre stando alle dichiarazioni dell’ex capo ultras, il procuratore gli avrebbe riferito che Dimarco “si lamentava”perché “voleva un coro nuovo per lui”, aggiungendo che “Si lamentava che mentre quello fatto a Calhanoglu era particolarmente bello quello suo lo era meno”.

Durante un’udienza davanti alla Corte d’Assise di Milano, Ferdico ha inoltre spiegato di essersi pentito del proprio ruolo nell’omicidio di Boiocchi, criticando apertamente Andrea Beretta. “Ho fatto un’azione per Andrea Beretta ma su di lui aveva ragione Boiocchi”, ha dichiarato. Poi ha aggiunto: “Ho fatto una roba così per una persona che aveva torto” e ancora: “Beretta doveva tenere il negozio sotto la sua ala ed era disposto ad ammazzare e a inventarsi che doveva essere ammazzato. Sta roba che lui ha fatto e che io ho fatto l’abbiamo fatta col torto”.

Ferdico ha parlato anche del presunto accordo economico tra le curve di Inter e Milan in vista della finale di Champions League del 2023. Secondo il suo racconto, l’intesa prevedeva che “chiunque fosse andato in finale” avrebbe versato “il 30% dell’incasso all’altro”. Il via libera, sempre secondo quanto riferito ai magistrati, sarebbe arrivato dal presunto narcotrafficante Rosario Trimboli, che avrebbe fatto recapitare ad Antonio Bellocco il messaggio: “Ti saluta il compare, dice che va bene, se non piove pioviggina”.

Infine, nei verbali emerge anche un riferimento ai presunti rapporti di Beretta con un esponente politico. Ferdico sostiene che l’ex leader della Curva Nord gli avrebbe confidato di avere “la protezione” di “un politico di estrema destra, soprannominato ‘il principe’, che io identifico in tale Costacurta Matteo”. L’uomo citato, secondo quanto riportato nel verbale, sarebbe stato in passato vicino a Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik”, storico capo ultras della Lazio assassinato nel 2019.

Le dichiarazioni di Ferdico sono ora al vaglio della Procura di Milano e rappresentano un nuovo tassello nell’inchiesta sui rapporti tra tifo organizzato, criminalità e gestione delle curve di San Siro.

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