Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto i ricorsi presentati dall’ex consigliere comunale di Terracina, Gavino De Gregorio, e da Eduardo Marano, 66 anni, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico dei Licciardi. I giudici hanno giudicato congrue le misure cautelari disposte dal Gip capitolino: De Gregorio resta agli arresti domiciliari, mentre Marano rimane in carcere, detenuto nel penitenziario di Secondigliano.
La decisione è arrivata al termine dell’udienza di giovedì 8 gennaio, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Porta Napoletana”, che ha portato alla luce un presunto sistema di intestazioni fittizie e trasferimenti fraudolenti di beni per milioni di euro.
Nel corso degli atti istruttori sono stati ascoltati anche i due principali indagati, Eduardo Marano e Michele Minale. Marano, considerato affiliato al clan Licciardi anche per via del matrimonio con Patrizia Licciardi, sorella del fondatore del sodalizio criminale, ha fornito le proprie dichiarazioni agli inquirenti.
Il 66enne ha dichiarato spontaneamente al Gip di essere stato assolto in passato dall’accusa di far parte del clan camorristico dei Licciardi. Una tesi ribadita anche davanti al Tribunale del Riesame che, tuttavia, non ha portato alla revoca della misura cautelare: per i giudici, gli elementi raccolti restano sufficienti a giustificare la permanenza in carcere.
Anche Gavino De Gregorio, ormai ex consigliere comunale di Terracina, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Maria Gaspari. Accusato di voto di scambio politico-mafioso ed estorsione mafiosa in concorso con Eduardo Marano, De Gregorio ha comunque rilasciato dichiarazioni spontanee.
Il politico, ex Fratelli d’Italia, ha sostenuto di aver intrattenuto con Marano esclusivamente rapporti professionali, qualificandolo come un semplice cliente della propria agenzia assicurativa. Ha negato qualsiasi scambio legato alle elezioni amministrative del 2023 e qualsiasi forma di favoritismo in ambito amministrativo, né per Marano né per persone a lui vicine. Secondo la sua versione, non vi sarebbe stato alcun voto di scambio né alcun coinvolgimento nell’estorsione ai danni di un uomo gravato da un debito con Marano, episodio che – secondo gli atti – avrebbe incluso uno schiaffo alla vittima nel cortile dell’agenzia assicurativa dei fratelli De Gregorio.
Dal canto suo, Michele Minale, ha respinto le accuse sostenendo che tutti i beni in suo possesso – compresi quelli intestati alla compagna e alla figlia – siano frutto della sua attività di intermediazione e compravendita immobiliare. Le intestazioni ai familiari non sarebbero state effettuate in modo fraudolento, ma per ragioni di natura familiare. L’agente immobiliare ha inoltre negato qualsiasi rapporto d’affari con Eduardo Marano e Patrizia Licciardi.
L’inchiesta “Porta Napoletana” prosegue ora con la conferma delle misure cautelari per i principali indagati e con gli accertamenti ancora in corso su flussi finanziari e reali proprietà immobiliari, al centro di un presunto sistema di copertura e intestazioni fittizie.

