La chiesa di San Carlo alle Mortelle non è riuscita a contenere la folla di persone che hanno voluto dare l’ultimo addio a Francesca Sveva Cicala, ricercatrice napoletana che a luglio avrebbe compiuto 30 anni.
La giovane biotecnologa, con una dedizione profonda per la ricerca scientifica, è stata strappata alla vita da un tumore al cervello che ha combattuto con tutte le sue forze ed è diventato materia di studio per la sua tesi di laurea. Sveva, come la chiamavano amici e familiari, si è spenta il 9 aprile nonostante in lei continuasse ad esserci la speranza di tornare ad analizzare campioni di laboratorio e portare avanti la ricerca in ambito medico. La storia di Sveva è un “esempio di coraggio e amore per gli altri” come racconta la sorella Giorgia e, allo stesso tempo, segna una traccia importante per la comunità scientifica dei ricercatori napoletani.
Francesca Sveva Cicala, una vita dedicata alla scienza
L’amore per la scienza Sveva lo ha respirato tra le mura domestiche fin da piccola insieme ai suoi fratelli maggiori Giuseppe e Giorgia, nella casa in piazzetta Mondragone dove è cresciuta con il padre chimico, la madre insegnante e una grande famiglia di zii e cugini che, nel periodo della malattia, sono stati come altri fratelli e sorelle per la ricercatrice napoletana.
«All’inizio Sveva aveva pensato di intraprendere la facoltà di Medicina ma poi ha trovato la sua strada con Biotecnologie come se fosse il suo destino visto che durante l’esperienza al Ceinge ha studiato le sue cellule tumorali» racconta Giorgia ricordando che alla sorella «era sempre piaciuto il campo della medicina per il suo intuito scientifico ma anche per la sua empatia e la voglia di aiutare gli altri». Il percorso di studi interrotto dalle terapie e dai momenti più acuti della malattia, non ha impedito a Sveva di tornare sui libri appena le forze glielo consentivano fino al traguardo della Laurea magistrale alla facoltà di Biotecnologie dell’Università Federico II, il 17 dicembre 2024, con un premio di riconoscimento per il valore di ricerca dimostrato nei suoi studi.
Nella tesi in inglese sul tema delle “strategie terapeutiche per il trattamento del glioblastoma” sono analizzate le cure possibili per i tumori al cervello e, in particolare, la tipologia di cui soffriva la ricercatrice legata a una mutazione cellulare. “Sveva dopo aver vinto il premio che ebbe a parimerito con un altro tesista come migliori tesi dell’anno, ha devoluto la sua borsa a favore della ricerca” aggiunge Giorgia sottolineando la “devozione e l’amore della ricercatrice per la sua materia di studio”.
La tesi di laurea sul suo male incurabile
Fare ricerca sulla propria malattia è stata una dimostrazione della lucida consapevolezza della ricercatrice che però, riusciva anche a «trattare con distacco scientifico il tema» come ricorda Giorgia che insieme al resto della famiglia rimase profondamente colpita durante la discussione della tesi magistrale quando Sveva parlò «dell’alta percentuale di recidiva che nei primi tre anni si aggira intorno al 95%».
Il giorno della laurea, Sveva aveva vinto la sua prima battaglia contro il tumore. Da tempo erano terminate le cure di radioterapia e chiemioterapia cominciate nel 2022 dopo aver scoperto il tumore in seguito a una crisi epilettica. «Subito dopo la scoperta del tumore, Sveva ha subito un intervento per la sua asportazione in un centro a Pozzilli, dove è stata seguita da nostro cugino neurochirurgo che le ha salvato la vita» continua Giorgia che ricorda la sorella «spaventata ma con i nervi saldi e sempre pronta a dare coraggio a tutta la famiglia». Dopo la rimozione totale della massa tumorale, la ricercatrice ha affrontato cicli di radio e chemioterapie come da protocollo, trasferendosi a Guardia Lombardi, un paesino nella provincia di Avellino vicino a Mirabella Eclano dove era seguita per le terapie. «Durante le terapie sono stati inevitabili momenti di grande stanchezza e debilitazione per Sveva ma non si è mai lamentata per la malattia – spiega la sorella – ha interrotto gli studi solo quando era inevitabile, tornando piano piano alla sua vita normale, prima con le terapie in pillole e poi solamente con i controlli diagnostici da eseguire ogni due mesi circa».
La cura sperimentale e l’addio
Dopo le cure, Sveva era riuscita a riconquistare la sua normalità continuando a fare le cose che amava come «viaggiare, andare al mare, uscire con gli amici, riprendere gli sport che aveva praticato fin da piccola» e recuperare la spensieratezza della sua età anche in amore con il fidanzato Stefano, conosciuto dopo la malattia. «A luglio del 2025, dopo una crisi epilettica, abbiamo scoperto una recidiva era inoperabile» racconta ancora Giorgia. Sveva non si è arresa.
A ottobre del 2025 la ricercatrice ha intrapreso una cura sperimentale all’ospedale di Pagani e si è iscritta a un master universitario a Milano che, non potendo frequentare seguiva online. Sveva non ha potuto concludere il master, si è spenta venerdì e più di un migliaio di persone l’hanno salutata sabato nell’affollatissima chiesa alle Mortelle.


