Da sinistra Alberto Coppola e Salvatore Fido (indagato)

Una piovra che aveva allungato i suoi tentacoli sul business e del petrolio e dei derivati. Un intreccio imprenditoriale e mafioso scoperchiato dalle indagini condotte su una duplice direttrice investigativa dalle Direzioni distrettuali antimafia di Napoli, Roma, Reggio
Calabria e Catanzaro, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e di Eurojust. Questo quanto emerso dall’operazione Petrol-Mafie spa che ha portato ieri mattina all’esecuzione di 70 ordinanze di custodia cautelare. La guardia di finanza ha ipotizzato reati che vanno dall’associazione mafiosa alle false fatturazioni e al riciclaggio.

Il ruolo di Alberto Coppola

Al centro di tale sistema criminale i Moccia e un loro cugino, Alberto Coppola. Per la Dda era lui che era “impegnato in particolare nel controllo e nella gestione degli interessi economico-criminali del clan nel settore della commercializzazione di prodotti petroliferi in diverse parti del territorio nazionale attraverso l’affermazione economica di numerose società, alcune realmente operative come la New Service srl e la Maxpetroli srl (oggi Made Petrol srl) e altre cc.dd. cartiere, società direttamente o indirettamente finanziate in tutto o in parte con capitali dell’associazione mafiosa denominata clan Moccia e impegnate nel settore petrolifero attraverso un articolato e stabile meccanismo di frodi fiscali che -utilizzando strumentalmente soggetti economici fittiziamente interposti e sfruttando la normativa di settore e i benefici previsti, tra l’altro, per le cessioni intracomunitarie, per gli esportatori abituali e per i titolari dl cc.dd. “depositi fiscali”- consentiva in concreto acquisti sottocosto e in assenza di pagamento dell’IVA, e successive cessioni nel mercato interno anche con false lettere di intento, garantendo in tal modo una poderosa evasione dell’IVA e delle ,4ccise dovute, e la vendita sottocosto ai clienti finali”.

L’incontro tra Coppola e i Mazzarella: c’era anche Fido

La figura di Coppola è quella maggiormente ricorrente nelle quasi 600 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Miranda. L’imprenditore in particolare viene indicato come referente dei Moccia e come colui che intratteneva rapporti con la criminalità organizzata. Nel provvedimento in particolare viene ricostruito un incontro avuto da Coppola, nell’agosto del 2018, con Salvatore Fido all’epoca dei fatti latitante, e con Giovanni Formisano, ritenuti personaggi di spicco del clan Mazzarella, presso i suoi uffici ubicati in via Argine. In tale occasione Formisano detto Giancarlo e Fido Salvatore si erano recati presso gli uffici per pretendete dal Coppola un “risarcimento” per aver effettuato una fornitura di prodotto petrolifero transitato dal porto di Napoli per il deposito della Maxpetroli srl commissionata da D’Agostino Felice, senza la dazione della “quota” spettante al clan Mazzarella. Dalla conversazione tenutasi e da quelle successive emerge, peraltro, chiaramente la consapevolezza dello stato di latitanza di Fido da parte di Coppola. Fido, bisogna precisare, in tale procedimento figura come solo indagato.

La riunione di via Argine

Fido, Coppola e Formisano si spostano in un locale adiacente a conversare. Pochi minuti dopo si riascolta nuovamente Coppola parlare con Fido e mostra di aver recepito chiaramente il messaggio comunicatogli e che per questo sono inutili altri incontri: “Una volta devi parlare… per me è chiuso il discorso e non ci dobbiamo vedere più”. La conversazione tra i presenti prosegue fino a quando alle ore 14.30 il Coppola rientra negli uffici ambientalizzati e conversa con Giuseppe Vivese che lo rimprovera di non contrattare le forniture di carburanti a suo nome: ” E devi parlare per tuo nipote non ti devi mettere tu a parlare con loro!” e Coppola gli risponde di essere stato chiaro con i suoi interlocutori, Fomnsano e Fido, ribadendogli di non creargli problemi con i pagamenti e minacciandoli di sospendergli le forniture; aggiunge altresì di aver ribadito che ritardi dei pagamenti potevano compromettere le loro forniture dalla Maxpetroli e di aver ricevuto rassicurazione sulla puntualità degli stessi: “Mio nipote, vuole caricare con la figlia di Anna (ndr Bettozzi Anna).Non mettermi in difficoltà che non vi faccio caricare! O’ Chiò (ndr Fido Salvatore) poi fai quello che vuoi tu!” ho detto. “No, ha detto ‘faccio il bonifico subito..”.

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