Letargia: un fenomeno della terza età da non sottovalutare

8895-letargia
Foto di repertorio su letargia

Conosciuta anche con il nome di sonnolenza diurna, la letargia è una condizione che comporta, nel corso della giornata, una sensazione di sonnolenza costante anche nel caso in cui di notte si sia dormito tanto e bene. Questo disturbo non deve essere trascurato, perché se in alcuni casi costituisce una condizione a sé in altri è il sintomo di un disturbo mentale o comunque di una patologia. Nei soggetti anziani, per esempio, può contribuire ad incrementare le probabilità di ammalarsi di Alzheimer, ma ci sono anche circostanze in cui la letargia può essere il segno di uno stato depressivo.

I sintomi della letargia

Sono diversi i sintomi che possono derivare dalla letargia: per esempio la lentezza dei movimenti e la sensazione di fatica, ma anche l’impressione di vivere uno stato confusionale e il calo della capacità di rimanere vigili. Altre potenziali conseguenze consistono nella difficoltà a formulare pensieri anche semplici o a concentrarsi, e non vanno trascurati i cambiamenti di umore. Come è facile intuire, tutte queste situazioni possono mettere a repentaglio la produttività nella vita di tutti i giorni e compromettere le normali attività della quotidianità.

La diffusione del fenomeno

Si stima che fino a 3 persone su 10, tra i soggetti che soffrono di problemi di sonno, siano interessati dalla letargia, che coinvolge più o meno il 4% della popolazione totale, per una diffusione maggiore tra i maschi che non tra le femmine. Tale dato statistico ha una motivazione: gli uomini, infatti, soffrono in misura superiore rispetto alle donne delle apnee notturne, che sono le interruzioni nella respirazione causate dall’ostruzione delle vie aeree superiori. Ma perché compare la letargia? A volte l’origine è da identificare in un eccesso di attività fisica, mentre in altri casi la colpa deve essere attribuita a un periodo di forte stress dal punto di vista fisico e psicologico. Nei casi più gravi, però, la letargia può perfino sconfinare nel coma.

Alle origini del problema

I disturbi che causano la letargia hanno come comune denominatore un’alterazione cerebrale che riguarda il mesencefalo e l’ipotalamo, vale a dire le strutture che ospitano i centri regolatori della veglia e del sonno. Possono essere fonte di letargia un regime alimentare non corretto e il morbo di Parkinson, così come le apnee notturne, il diabete mellito, la febbre ed eventuali traumi al cervello. Il problema potrebbe essere originato anche dalla malattia di Lyme, un’infezione di tipo batterico la cui trasmissione avviene attraverso le punture di zecche. Non è da escludere, poi, l’esistenza di un tumore pituitario, che comporta una crescita anomala della parte del cervello – nota appunto con il nome di ghiandola pituitaria – da cui dipende la regolazione dell’equilibrio ormonale nell’organismo.

Come si cura la letargia

Come è facile intuire, il trattamento più appropriato per la letargia deve essere scelto in base al disturbo che ne è la causa. Il ricorso a farmaci antidepressivi, per esempio, può essere la soluzione in presenza di un problema psichico o mentale. Nel caso in cui la letargia non sia correlata a patologie ma sia unicamente la conseguenza di un affaticamento, è consigliabile aumentare le ore di sonno, tentare di ridurre lo stresso, cercare di idratarsi in maniera costante e puntare su un regime alimentare salutare.

Le persone anziane e la letargia

Una scorretta alimentazione e la depressione possono essere due delle cause della letargia nelle persone anziane, insieme con un’idratazione non adeguata e un uso non appropriato dei medicinali, con riferimento in particolare agli ipoglicemizzanti, agli antipertensivi, ai fans, agli antidepressivi e agli ansiolitici. In base a una ricerca i cui esiti sono stati resi noti un paio di anni fa attraverso la rivista Jama Neurology, nelle persone anziane la sonnolenza diurna può essere uno dei sintomi iniziali dell’Alzheimer. Pare, infatti, che dalla sonnolenza dipenda il continuo accumularsi nel cervello della proteina beta amiloide, che è quella che provoca la comparsa delle placche da cui deriva la degenerazione delle cellule del cervello che è alla base dei sintomi tipici della malattia di Alzheimer. Per la diagnosi, si può ricorrere a un test finalizzato alla valutazione delle funzioni psichiche, ma anche all’auscultazione dei polmoni e del cuore, senza escludere la necessità di effettuare esami più specifici.