“Mi ha rovinato la vita”, il ras dei Lo Russo spiega i motivi del pentimento

«Abbiamo riempito Napoli di droga», grazie a un sistema di approvvigionamento simile che ha lo stesso ritmo della borsa. A parlare è
Mariano Torre, ora pentito, ed ex killer scelto del gruppo di morte che ha seminato terrore a Napoli per conto di Carlo Lo Russo, ma prima ancora faceva il cassiere della potente cosca che ha governato Napoli almeno fino al 2011. È lui uno dei ‘destinatari’ degli striscioni comparsi qualche giorno fa nelle II traversa di via Janfolla a Miano: un ‘messaggio’ indirizzato proprio ai collaboratori di giustizia.
Il sistema raccontato da Torre è quello delle cosidette ‘puntate’ ovvero acquisto di coca ed altre sostanze dall’estero e poi rivendute in Italia a prezzi raddoppiati e triplicati.

I carichi, quasi sempre, sono nascosti in vetture e autocisterne che dal Sudamerica arrivano nei Paesi bassi, prima di finire a Napoli.

E una volta da queste parti, quei chili di cocaina su cui i nostri scommettitori hanno puntato mettendoci moneta sonante, si trasformano in oro e morte: soldi per chi ci ha creduto, per chi ha la forza di tagliare quel prodotto grezzo, ma anche morte per quelli che vanno ad acquistare la roba dai pusher e nelle piazze di spaccio locali.
Ha spiegato Mariano Torre: «Prima che uscisse Carlo non avevo mai ucciso nessuno, per questo dico che i Lo Russo mi hanno rovinato la vita e Carlo Lo Russo in particolare. Prima della sua scarcerazione facevo già parte del clan, mi occupavo di droga ed estorsioni ma non avevo mai ucciso nessuno, ho solo partecipato all’agguato a Francesco Sabatino, nel periodo in cui Salvatore Scognamiglio aveva fatto la scissione, o meglio, aveva tentato di estromettere Antonio Lo Russo dal comando del clan».