HomeCronacaMorte Domenico, l'avvocato Petruzzi: "Dal Monaldi nessuna risposta sul risarcimento"

Morte Domenico, l’avvocato Petruzzi: “Dal Monaldi nessuna risposta sul risarcimento”

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«Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo — anche ora, anche dopo la morte di Domenico — non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. Questa lettera non riguarda il merito del procedimento penale in corso: riguarda il comportamento della dirigenza del Monaldi verso i genitori di un bambino che non c’è più.

La famiglia Caliendo Mercolino vive oggi un dolore che si rinnova e che, invece di essere rispettato, continua a essere aggravato da atteggiamenti istituzionali inadeguati. Il modo in cui il Monaldi ha comunicato con i genitori durante tutta la fase clinica — privo di chiarezza, disorganico e distante da qualsiasi forma di umanità — non è cambiato nemmeno dopo la scomparsa di Domenico. Nulla è mutato: lo stesso silenzio, la stessa opacità, la stessa assenza di ascolto.

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Nel tentativo di evitare alla famiglia un ulteriore peso emotivo e giudiziario, questa difesa ha scelto di non intraprendere immediatamente un’azione civile parallela al procedimento penale, né di procedere con una formale messa in mora. Si è invece optato per una via più responsabile: una proposta di accordo stragiudiziale, inviata tramite PEC all’Azienda Ospedaliera dei Colli. Un invito al dialogo, non uno scontro. Un tentativo di trovare una soluzione condivisa, rispettosa della dignità di tutte le parti, che consentisse alla famiglia di evitare anni di contenzioso.

A questa proposta, il Monaldi non ha dato alcuna risposta. Nessun rifiuto motivato, nessuna controproposta, nemmeno un riscontro formale di ricezione. Il silenzio è stato totale, come se quella comunicazione non fosse mai esistita, come se la famiglia non esistesse, come se la morte di Domenico non imponesse neppure una minima presa di posizione istituzionale.

La famiglia Caliendo Mercolino rivendica con fermezza il proprio diritto a chiedere un risarcimento, senza alcun senso di colpa. Non c’è nulla di cui vergognarsi. La normativa italiana riconosce chiaramente il diritto delle vittime di errori sanitari a ottenere un ristoro per i danni subiti: biologico, morale e da perdita del rapporto parentale. È un principio stabilito dal legislatore per affermare che chi soffre ha diritto a una risposta concreta da parte delle istituzioni. Nessun genitore dovrebbe sentirsi in colpa per aver chiesto ciò che la legge garantisce.

È chiaro che il denaro non rappresenta giustizia. Non allevia il dolore, non restituisce Domenico, non riempie il vuoto delle feste trascorse senza di lui. La giustizia, quella vera, è affidata alla magistratura, nella quale la famiglia ripone piena fiducia. Il risarcimento, invece, è un diritto autonomo, che prescinde dall’esito del processo penale. Rifiutarsi persino di discuterne significa negare un ulteriore diritto a questa famiglia, dopo tutto ciò che le è già stato tolto.

In questo scenario, appare ancora più grave che, mentre ignorava la richiesta formale di dialogo, la dirigenza del Monaldi abbia contattato i genitori per proporre un gesto simbolico: piantare un albero in memoria del loro figlio. Una proposta accolta con sgomento e indignazione. Un gesto che, in assenza di assunzione di responsabilità, appare come un’operazione di facciata, un tentativo di tutelare l’immagine dell’istituzione senza affrontare realmente quanto accaduto.

Questa difesa ritiene, con convinzione, che la responsabilità civile della struttura nel decesso di Domenico sia solida e destinata a essere riconosciuta. Si fonda su quanto previsto dalla normativa vigente, che attribuisce alla struttura sanitaria una responsabilità contrattuale indipendente dalle eventuali colpe individuali dei singoli operatori. La posizione giuridica della famiglia, sotto questo profilo, è chiara.

Qualora si dovesse procedere in sede civile — ipotesi che appare ormai inevitabile — e il risarcimento stabilito risultasse superiore a quanto proposto in via bonaria, verrà valutata la segnalazione alla Corte dei Conti, affinché si accerti se il rifiuto di un accordo abbia comportato un inutile aggravio di spesa pubblica.

Ulteriore elemento di criticità riguarda la gestione della riunione di partecipazione alla cura (PCC), tenutasi nelle fasi più delicate della malattia. Tale incontro, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle norme e con il supporto delle figure professionali previste, si è invece svolto in modo gravemente carente. Erano assenti figure fondamentali come il bioeticista e il supporto psicologico per la famiglia. Solo la determinazione della madre e la presenza del consulente medico-legale hanno consentito di portarla a termine.

Alla luce di tutto questo, questa difesa si rivolge pubblicamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, affinché eserciti i poteri di controllo e vigilanza sull’operato dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi e valuti con urgenza la posizione dell’attuale dirigenza.

Una dirigenza che ha mostrato gravi carenze sotto molteplici aspetti: nella prevenzione degli eventi che hanno portato alla morte di Domenico, nella comunicazione con la famiglia, nella gestione delle procedure previste dalla legge e, oggi, nella gestione delle conseguenze istituzionali della vicenda.

Per queste ragioni, chiediamo pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma per la necessità di garantire sicurezza, rispetto e affidabilità a pazienti, famiglie e operatori sanitari.

Il Monaldi rappresenta un’eccellenza della sanità campana e merita una guida adeguata. I pazienti meritano una struttura all’altezza. La famiglia Caliendo Mercolino merita rispetto. Domenico meritava di vivere, di essere curato con attenzione e competenza. Oggi la sua famiglia chiede ciò che le spetta: giustizia, risarcimento e rispetto istituzionale.

Non un albero. Giustizia».

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