Morto il cantante Mark Hollis, la sua It’s My Life icona della musica anni ’80

Con lui se ne va un pezzo di musica, con lui si chiude un ciclo che sembrava infinito, quello del pop anni Ottanta. È morto Mark Hollis, leader e cantante dei Talk Talk. La conferma ufficiale non è ancora arrivata, ma  – come riporta il Corriere della Sera – sui social network molti personaggi del mondo musicale hanno espresso il loro cordoglio. Mark aveva 64 anni ed, insieme a Lee Harris e Paul Webb, è passato alla storia con l’album «It’s My Life», con il quale la band londinese conquistò le classifiche mondiali.

 

 

 

It’s My Life e The Colour of Spring: il successo (wikipedia)

Successivamente alla pubblicazione del singolo My Foolish Friend, i Talk Talk pubblicarono il loro secondo album, It’s My Life, scritto durante il 1983 uscito per la EMI nel 1984. L’omonimo singolo It’s My Life e il successivo Such a Shame riscossero un successo inferiore alle aspettative in Gran Bretagna. Ma consentirono al gruppo di entrare nelle classifiche degli Stati Uniti[7] e di spopolare nell’Europacontinentale.[8][9] In questo periodo il gruppo si avvalse anche dell’aiuto di alcuni turnisti. Anche l’estetica del gruppo ebbe una rilevanza, grazie ai video di Tim Pope, particolarmente noti in Italia, e alle copertine disegnate da James Marsh.

Dopo due anni di concerti e lavoro in studio, venne pubblicato 1986 The Colour of Spring, il loro terzo album. Il disco rappresentò l’inizio della trasformazione per il gruppo. Conteneva infatti sia elementi del pop elettronico dei primi due album, sia elementi del rock-jazz dei lavori seguenti. La famiglia degli strumentisti si era allargata e prendevano parte alle incisioni anche nomi prestigiosi: Steve Winwood all’organoDavid Rhodes alla chitarraMorris Pert alle percussioni. I brani più famosi tratti da questo disco furono Living in Another World, trascinata dalla batteria di Harris e dall’organo di Winwood, e Life’s What You Make It, il primo singolo, che portò il gruppo come ospite al Festival di Sanremo 1986 in Italia. I brani April 5th e Chameleon Day spiccavano nell’intero disco a causa della contaminazione jazz che li contraddistingueva. Hollis in quell’occasione cantava con un filo di voce, da crooner estemporaneo, totalmente estraneo agli stilemi dell’epoca.

Il disco risultò essere il più venduto del gruppo, promosso anche da un grosso tour finanziato dalla loro etichetta discografica, la EMI.