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«Non finisce qua», prima le minacce e poi gli schiaffi del ras Pagano a due imprenditori

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Sarebbero stati vessati per mesi. Pressioni, minacce fino a quanto accaduto tra fine aprile ed inizio maggio quando il ras Vincenzo Pagano ‘sce sce’ (fratello del boss Cesare Pagano) prese prima a schiaffi e poi sputò in faccia ad un imprenditore su cui gli Amato-Pagano avevano avanzato richieste estorsive. Un quadro di malaffare impietoso portato alla luce dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di tre persone ritenute vicine al clan Ferone, gruppo divenuto negli anni un ‘satellite’ degli Amato-Pagano. Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri della compagnia di Casoria oltre Pagano nei confronti di Lino Caiazza, 42 anni ed Elpidio Patricelli, 35 anni, detto o’ gemello. I tre sono accusati, a vario titolo, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due fratelli imprenditori di Casavatore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le richieste estorsive sarebbero iniziate già nei primi mesi dell’anno. Gli imprenditori sarebbero stati avvicinati più volte e invitati a versare denaro destinato, secondo gli indagati, alle “famiglie dei carcerati”. Dopo una serie di rifiuti da parte dei due la tensione sarebbe salita fino a raggiungere il suo zenit quando il ras Caiazza, attraverso una videochiamata, avrebbe imposto ai due di consegnare le chiavi della loro auto, un’Audi RS3 a Patricelli. Una richiesta accompagnata poi dall’intervento diretto di ‘sce sce’ che avrebbe avvicinato i due minacciandoli:«Adesso vieni con me, ci hai fatto un bocchino, tu devi dare la macchina a questi qua» colpendo una delle due vittime prima con uno schiaffo e poi sputandogli in faccia continuando con le sue minacce:«Mi devi dare la macchina uomo di merda, la storia non finisce qua». Gli investigatori hanno quindi convocato i due fratelli in caserma. Dopo un iniziale atteggiamento di forte prudenza e timore, gli imprenditori hanno deciso di raccontare quanto stavano subendo da mesi, confermando le richieste estorsive e le continue intimidazioni ricevute. Le dichiarazioni delle vittime, unite alle attività investigative svolte dai militari, hanno consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di ricostruire il presunto sistema di pressioni esercitato nei confronti dei due commercianti. Il quadro indiziario raccolto è stato ritenuto sufficiente dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Gabriella Logozzo, che ha emesso l’ordinanza cautelare nei confronti dei tre indagati. Quasi venti pagine di accuse pesanti, l’ennesimo colpo alla malavita dell’hinterland partenopeo.

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