HomeCronacaOmicidio del nipote del boss Troncone, condannato il pentito Ortone

Omicidio del nipote del boss Troncone, condannato il pentito Ortone

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Otto anni e otto mesi. Questa la condanna inflitta a Michele Ortone per l’omicidio di Andrea Merolla, nipote di Vitale Troncone boss di Fuorigrotta. Ortone, da qualche mese collaboratore di giustizia, si è autoaccusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio avvenuto il 10 novembre 2021.

Grazie alla scelta di collaborare con la giustizia l’ex ras degli Esposito di Bagnoli ha potuto usufruire dei benefici previsti dalla legge per uno degli episodi più cruenti della guerra di camorra combattuta negli ultimi anni nell’area flegrea.

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Omicidio del nipote del boss Troncone, condannato il pentito Ortone

Le rivelazioni di Ortone sono andate oltre la semplice ammissione di colpa, coinvolgendo i vertici del clan Esposito di Bagnoli e in particolare Cristian Esposito, primogenito del boss Massimiliano ‘o scognat. Il sostituto procuratore Salvatore Prisco ha formalizzato le sue richieste durante l’ultima udienza del processo. Per Michele Ortone era stata proposta una condanna a dieci anni di reclusione. In un memoriale ‘o biondo ripercorre quella sera tirando in ballo proprio il gruppo di Bagnoli: “Il giorno in cui mi è stato chiesto da Cristian Esposito di sparare ai Troncone era di pomeriggio. Eravamo io, Salvatore Capone e Cristian Marmoreo e ad un certo punto arriva una videochiamata di Cristian, mi chiese di andare a Fuorigrotta per vedere di acchiappare qualcuno dei Troncone e in particolare Giuseppe. Mi disse inoltre che se non avessi acchiappato nessuno di sparare nella saracinesca del bar (bar Troncone)”.

Quel delitto fu ‘in diretta’ nel senso più compiuto del termine visto che lo stesso Ortone inquadrò in videochiamata l’obiettivo: ”Scesi da via Consalvo e vidi una moto che mi passava davanti. In quel momento mi arrivò una videochiamata di Cristian e girai la video per fargliela vedere. Appena mi vide salì con la moto sul marciapiede della pompa e iniziai a sparare due colpi perché Cristian in video mi disse che era lui. Io vidi solo uno robusto con un casco e una visiera scura. Il giorno dopo venne Matilde Nappi e mi disse che dovevo stare tranquillo perché anche Merolla era armato e mi poteva sparare. Per l’omicidio, Maria Nappi ci regalò una collana d’oro che ho portato in pegno in un centro”, ha rivelato Ortone agli inquirenti ai quali ha fornito anche un disegno del tragitto percorso da Merolla.

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