Stamattina i Carabinieri della Compagnia di Poggioreale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale DDA, nei confronti del 30enne Emanuele Loquercio e del 24enne Eugenio Ascione. Entrambi sono ritenuti gravemente indiziati dei reati di porto e detenzione illegale di un’arma comune da sparo. Per il solo Ascione – cugino della vittima e considerato dagli inquirenti un affiliato al clan De Micco di Ponticelli – è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
Le indagini dopo il delitto di Fabio Ascione
L’inchiesta è scattata immediatamente dopo l’omicidio del 20enne Fabio Ascione, avvenuto nel quartiere di Ponticelli lo scorso 7 aprile 2026. Attraverso l’analisi meticolosa dei sistemi di videosorveglianza della zona e l’escussione di diversi testimoni, la Procura di Napoli è riuscita a delineare un grave quadro indiziario a carico dei due indagati.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Loquercio e Ascione avrebbero detenuto e trasportato in luogo pubblico una pistola, cedendola successivamente a un terzo soggetto (già sottoposto a fermo di indiziato di delitto lo scorso 14 aprile). Subito dopo la consegna, l’arma sarebbe stata utilizzata per partecipare a un violento conflitto a fuoco in piena strada, avvenuto alla presenza di numerose persone.
Questi elementi hanno spinto il Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a disporre per entrambi la massima misura cautelare con il trasferimento in carcere.
Si precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, contro la quale sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della stessa sono da considerarsi persone sottoposte alle indagini e, pertanto, presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Dal colpo esploso fuori al bar al racconto del cugino: la morte di Fabio Ascione

