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Omicidio in stile ‘Gomorra’ nel centro abbronzante, il pentito:«Casone fu ‘venduto’ agli Amato-Pagano»

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La grazia in cambio del tradimento. Questo quanto emerso nell’ordinanza di custodia cautelare che qualche settimana fa ha raggiunto Elpidio Patricelli, genero del boss di Casavatore Ernesto Ferone, Lino Caiazza, figlio del ras Pierino Caiazza e Vincenzo Pagano, detto ‘sce sce’, fratello del boss Cesare Pagano. Tra i passaggi più significativi riportati nel dispositivo i verbali del collaboratore di giustizia Salvatore Abate che parla di un presunto ‘tradimento’ da parte dello stesso Paricelli, un tempo fedelissimo del ras dei Moccia ad Arzano Ciro Casone e finito nel mirino degli scissionisti. Secondo il pentito Patricelli ebbe salva la vita per un clamoroso ‘voltafaccia’: «Patricelli Elpidio è fidanzato con la figlia più piccola di Ernesto Ferone; è stato affiliato ai Moccia, sotto Ciro Casone, con il ruolo di stare ad Arzano, il braccio destro. Posso ritenere che Patricelli Elpidio si sia venduto Ciro Casone a Renato Napoleone, per come mi disse Gennaro Ferone. In effetti Patricelli Elpidio lasciò improvvisamente Arzano per venire a Casavatore, subito dopo la morte di Ciro Casone. Gennaro Ferone mi confidò che Ciro Casone e Patricelli Elpidio erano destinati a morire per volontà di Renato Napoleone ed i suoi affiliati, i quali, sapendo che Patricelli era fidanzato con la figlia di Ernesto Ferone, interessarono esponenti della Vinella Grassi perché dicessero a Ernesto Ferone che il Patricelli si era comportato male ad Arzano, e che veniva risparmiato solo per rispetto a Ernesto Ferone stesso. In ogni caso, venne chiesto a Patricelli di fare da specchietto per i killer di Casone, nel senso che doveva fare lo squillo di telefonino quando Casone fosse entrato nel centro abbronzante della moglie. Alle spalle del centro abbronzante abitava Salvatore Matuozzo che fece l’appoggio per i killers. Così mi disse Gennaro Ferone. Patricelli dunque viene a Casavatore e non si muove più di là. Non so cosa stia facendo ma è stipendiato dal clan». Per la vicenda non vi è alcun indagato anche se i verbali del collaboratore di giustizia offrono una ‘traccia’ importante sulle dinamiche dei gruppi della periferia nord di Napoli. Ciro Casone fu ucciso in un centro abbronzante ad Arzano nel febbraio del 2014: insieme a lui perse la vita anche Vincenzo Ferrante.

L’omicidio di Ciro Casone

Fece così scalpore quell’omicidio che gli autori di Gomorra ne hanno preso ispirazione e lo inserirono nel film ispirato al libro di Roberto Saviano. Nell’agguato doveva morire solo Ciro Cascone, ma perse la vita anche un innocente, Vincenzo Ferrante. L’agguato avvenne ad Arzano all’ interno di un centro estetico così come nella scena iniziale del film Gomorra di Matteo Garrone, ispirato al romanzo scritto da Roberto Saviano. I sicari entrarono in azione e in una manciata di secondi fecero fuoco, uccidendo i due uomini a colpi di pistola. Ferrante era all’interno del centro per rifinire le sopracciglia. Poco distante c’era Ciro Casone: per i due non ci fu scampo. Era l’offensiva che gli Amato-Pagano fecero contro il reggente del clan Moccia ad Arzano. Per quel duplice omicidio sono stati cancellati ben tre ergastoli nei confronti di Renato NapoleoneFrancesco Paolo Russo e Angelo Gambino. Nel processo di primo grado che fu celebrato davanti alla seconda sezione della Corte d’assise di Napoli i tre imputati, nonostante si fossero dichiarati innocenti, rimediarono la pena dell’ergastolo (leggi qui l’articolo precedente). La nuova sorpresa nel processo di secondo grado con i tre ergastoli cancellati grazie anche all’abile linea difensiva degli avvocati dei tre, per Napoleone Claudio Davino (che ha proposto appello per tutti e tre imputati) e Domenico Dello Iacono, per Russo il solo Davino mentre Gambino è difeso dallo stesso Davino insieme a Saverio Senese. I tre legali riuscirono a smontare il quadro accusatorio e soprattutto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

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Le mire di Napoleone su Arzano

A puntare il dito contro Napoleone e i suoi diversi collaboratori di giustizia come Domenico Esposito, esponente del clan Moccia nel sottogruppo di Sabatino Felli, a sua volta ex referente di Domenico Cimini, ras di Casoria. «Ciro Casone è stato ucciso da quattro persone: Giuseppe Monfregola, Pasquale detto pitistecca (Pasquale Cristiano) che ora comanda Arzano (poi assolto ndr), il figlio di Armando Gambino e un altro giovane di Melito. Il quarto ragazzo che ha partecipato alla sparatoria è stato poi ucciso nelle vicinanze di Giugliano per fare un piacere a….». Esposito ha raccontato agli inquirenti quale fu il prologo dell’omicidio al centro estetico:«Monfregola e Pitistecca tenevano inizialmente la piazza di droga nella 167 di Arzano, sottoposti a Casone ed Elpidio (Elpidio Patricelli, organico al clan Ferone); poi litigarono con Casone per soldi e picchiarono Elpidio, dichiararono guerra e si allearono con Renato Napoleone di Melito; E’ vero che avevano contro di loro Casone, Castiello e Di Annicella, ancora afragolesi, però utilizzarono a loro favore Sabatino Felli che in quel momento era in contrasto con Casone. E così Felli che comandava a Casoria, aveva scaricato Casone e detto agli Amato-Pagano che potevano fare quello che volevano. Elpidio che fu chiamato da quelli di Melito tramite la Vanella Grassi. Elpidio fu prelevato ad Arzano da quelli di Casavatore cioè i Ferone (con cui era legato) insieme a quelli della Vanella; lo portarono alla 167 di Arzano dove li aspettavano gli Amato-Pagano; gli dissero che era fortunato ad essere il genero di Ernestino Ferone, altrimenti sarebbe morto anche lui; gli dissero che avrebbe dovuto riferire tutti i movimenti di Casone e avrebbe dovuto riferire sulle estorsioni che si stava prendendo Casone. Elpidio accettò».

 

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