HomeCronacaPresunta società fittizia attiva dopo la bancarotta, assolto imprenditore

Presunta società fittizia attiva dopo la bancarotta, assolto imprenditore

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Una questione puramente tecnica ma dagli indubbi rilievi giuridici. Questo il processo che vedeva alla sbarra un imprenditore flegreo già condannato per bancarotta fraudolenta in concorso con altri soggetti poi assolti in appello. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe successivamente costituito una societá s.r.l. fittizia perché continuativa di una societá fallita o meglio avrebbe distratto un ramo di azienda fallita per consentirle di continuare l’attivitá e sottrarsi ai creditori del fallimento. Secondo l’impianto accusatorio la societá aveva fittato gli stessi locali e sorgeva sullo stesso luogo della societá fallita. A tali accuse l’uomo aveva replicato che si trattava di una società nuova, con un proprio capitale e non aveva utilizzato macchinari dell’azienda fallita . La scelta dello stesso luogo era ovviamente logica, la speranza di conservare stessa clientelela secondo il principio del cosiddetto “avviamento commerciale ” che secondo la difesa, rappresentata dal penalista Angelo Manganella, non puó configurare il reato di bancarrotta fraudolenta ricordando anche alcune sentenze della Suprema Corte. In Corte di Appello il Procuratore Generale ha contestato che anche l’avviamento commerciale ha un costo e quindi la sua sottrazione rappresenterebbe un danno ai creditori tant’è che è una voce scritta iscritta nel bilancio della societá. L’avvocato Manganella ha però contestato la tesi riallacciandosi anche alcune sentenze evidenziando che il danno al creditore della societá fallita deve essere concreto. Impostazione dell’avvocato Manganella che la Corte di Appello di Napoli ha pienamente accolto assolvendo l’imprenditore perchè il fatto non sussiste.

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