Camorra ed estorsioni a tappeto nei comuni dell’hinterland, quasi un secolo di carcere anche in appello per i ras del clan Landolfo. Questa la decisione dei giudici di secondo grado per i capi e gregari della cosca di Frattamaggiore capeggiata da Pasquale Landolfo. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, è passato dal cumulo di condanne pari a 20 anni per camorra e 14 per droga ad un totale di 17 anni.
Tra le altre riduzioni vi sono poi i 6 anni e sei mesi per Carmela Landolfo (rispetto agli 8 anni e dieci mesi del primo grado), 6 anni e due mesi per Massimo Landolfo (rispetto ai 10 del primo grado) e per il genero del boss Gennaro Ercolanese: tutti difesi da Rocco Maria Spina. Altra riduzione quella per Pasquale Battista che da 10 anni passa a 7 anni: l’uomo è difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono.
Riduzione anche per Pasquale Luciaioli che da 12 anni passa a 9 anni: difeso dall’avvocato Luigi Poziello. Ecco le altre condanne: Ciccarelli Giovanni 3 anni e otto mesi, Ciccarelli Ciro 3 anni e quattro mesi, Mario Pellino 6 anni Michele Leodato 5 anni e quattro mesi, Zanfardino Valentino 6 anni e quattro mesi.
Come è partita l’inchiesta contro il clan Landolfo
Le accuse per gli imputati andavano dall’associazione di tipo mafioso alle estorsioni e tentate estorsioni, alla detenzione e porto di armi fino alla detenzione a fine di spaccio di droga. In particolare era finito nel mirino il clan Pezzella, retto storicamente da Francesco Pezzella detto “pan ’e ran”, il boss “innominabile” dagli affiliati perché temeva moltissimo le intercettazioni.
L’inchiesta è partita dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra i quali figura Pasquale Cristiano, ex capo del clan della 167 di Arzano, temibile articolazione degli Amato-Pagano. Così è stata ricostruita la faida tra la famiglia malavitosa capeggiata da Giuseppe Monfregolo e il gruppo criminale che Cristiano gestiva insieme con Vincenzo Mormile, faida innescata dall’omicidio di Salvatore Petrillo, parente di Cristiano, vittima di un agguato il 24 novembre 2021, davanti al “Roxy Bar” di Arzano.

