reddito di cittadinanza
reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza ultima ora: da settembre il reddito di cittadinanza potrebbe assumere una nuova forma.

Scongiurata l’intenzione, da parte del Governo Draghi, di abolire la misura che, specialmente durante la pandemia ha continuato ad aiutare moltissime famiglie italiane, assicurando loro un sostegno economico, il reddito di cittadinanza è però destinato a cambiare. 

Diverse sono le forze politiche che continuano a bersagliare la misura istituita durante il primo Governo Conte. E se c’è ancora chi ne vorrebbe l’abolizione, come Matteo Renzi, il Governo non sembra affatto intenzionato a fare a meno della misura. 

È però chiaro che il reddito di cittadinanza, così com’è, presenta ancora molte falle, limitandosi, ad oggi, a rappresentare una misura assistenziale. L’obiettivo di “rivoluzionare il mercato del lavoro” non è ancora stato raggiunto.

A smuovere le acque potrebbe essere proprio il nuovo programma su cui è attualmente al lavoro il Ministro Orlando e che potrebbe legare il reddito di cittadinanza a nuovi percorsi di formazione e reinserimento lavorativo.

Cattive notizie per i circa 700mila percettori del reddito di cittadinanza che si rifiutano di lavorare. Per smuoverli il governo si appresta a fare entrare in campo le agenzie di reclutamento private. L’ipotesi di mettere in panchina i centri per l’impiego, a corto di personale e incapaci di trovare lavoro agli utenti, sta prendendo sempre più corpo nel cantiere del nuovo reddito di cittadinanza.

Spiega la sottosegretaria al lavoro Tiziana Nisini: «C’è bisogno di creare quanto prima una sinergia tra pubblico e privato che ancora manca. Al momento il reddito di cittadinanza è strutturato affinché le offerte di lavoro provengano dai centri per l’impiego, ma quando si scorrono i dati si scopre che questi ultimi statisticamente offrono il 4% delle opportunità lavorative l’anno.

Lo “stigma” della card gialla, molto riconoscibile quando si utilizza per pagare, può sembra l’ultimo dei problemi ma è un peso per chi ha accettato con difficoltà di aver bisogno di un sussidio pubblico. I problemi segnalati più spesso dai percettori del reddito di cittadinanza che in questi giorni hanno inviato le loro testimonianze a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it, però, sono altri. In cima c’è l’impossibilità di ottenere l’aiuto perché si superano di poco le soglie patrimoniali previste dalla legge: gli attuali paletti, come evidenziato dalla Caritas nel suo recente monitoraggio sul rdc, sono molto restrittivi. Quelli sul patrimonio mobiliare (in parole povere i risparmi) escludono un terzo delle famiglie povere. Ma in alcuni casi anche quelli sul possesso della seconda casa sbarrano la strada alla richiesta del beneficio per questione di pochi euro. Indicazioni che potrebbero essere utili in vista di una possibile revisione dei requisiti per accedere al sussidio.

 

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