Un tavolo urgente al Comune di Giugliano convocato dal sindaco Pirozzi, su richiesta dell’assessore al ramo Tonia Limatola, per decidere come portare all’attenzione dei riflettori nazionali la questione terra dei fuochi. Questo il primo passo dell’Amministrazione comunale dopo la certificazione, da parte della procura di Napoli, della correlazione tra aumento delle malattie tumorali e presenza di rifiuti in determinate zone della Campania ed in particolar modo nell’area a nord di Napoli. Al tavolo parteciperanno, oltre al primo cittadino Pirozzi e l’assessore Limatola, anche il delegato all’ambiente Grimaldi, i dirigenti della Teknoservice, i capigruppo e la comandante della polizia municipale Maria Rosaria Petrillo. Quello di domani sarà solo un primo passaggio per poi spostare il tavolo alla prefettura di Napoli

Le parole dell’assessore Limatola

“Finalmente l’hanno detto: nella terra dei fuochi si muore di tumore”, E’ quanto dice l’assessore alla Terra dei fuochi del Comune di Giugliano, Tonia Limatola. “Per troppo tempo ci hanno ritenuto pazzi, ora subito un tavolo nazionale per accelerare sulla messa in sicurezza dei siti inquinati e potenziare i controlli per scongiurare i roghi tossici e restituire serenità a chi vive e investe su questi territori”.

“L’emergenza più importante per Caserta e Napoli dopo il Covid”

– Secondo il procuratore di Napoli Nord Greco proprio le bonifiche “devono partire immediatamente. Quella presente in quella fascia di territorio, infatti, secondo il magistrato, “è l’emergenza più importante per Caserta e Napoli dopo il Covid”. L’intesa tra Procura e ISS aveva l’obiettivo di raccoglie e condividere dati in particolare relativi agli eccessi di mortalità, all’incidenza tumorale e all’ospedalizzazione per diverse patologie che ammettono tra i fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione ad inquinanti, e produrre una mappa di rischio nei 38 comuni di quel circondario dove alta è stata l’incidenza delle attività ambientali illecite.

La mappa conta 2767 siti di smaltimento illegale dei rifiuti nei 38 comuni che insistono su 426 chilometri quadrati. Più di un cittadino su tre (il 37% dei 354mila residenti) vive ad almeno cento metri di distanza da uno di questi siti, sorgenti di emissione e di rilascio di composti chimici pericolosi per la salute.

LE 4 FASCE – La mappa divide i 38 comuni in quattro classi, con fattori di rischio crescenti: dall’uno (ovvero quelli meno esposti a fattori inquinanti) a quattro (quelli più esposti). In quarta fascia ci sono i comuni di Giugliano in Campania e Caivano (entrambi nell’area a nord di Napoli); in terza fascia ci sono i comuni partenopei di Cardito, Casoria, Melito di Napoli, Mugnano e Villaricca; in seconda fascia ci sono sette comuni del Casertano (Aversa, Casal di Principe, Sant’Arpino, Casaluce, Gricignano d’Aversa, Lusciano e Orta di Atella) e quattro del Napoletano (Afragola, Casandrino, Crispano e Qualiano); in prima fascia i restanti 20 comuni (Carinaro, Cesa, Frignano, Cesa, Parete, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano, Casapesenna, Villa Literno per il Casertano e Arzano, Calvizzano, Casavatore, Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Marano e Sant’Antimo).

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