«Il kalashnikov? Non è mio. L’abbiamo trovato nel giardino nei pressi della nostra abitazione, l’ho portato a casa per evitare che qualcuno lo adoperasse. Quel pomeriggio lo sono andato a prendere». Queste le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio da Emanuele Iaccarino, l’uomo immortalato con l’arma in mano mentre, vestito di nero, girava per le strade di Montesanto. Un video che in pochi minuti ha fatto il giro dei social e che ha permesso agli investigatori di risalire subito allo stesso Iaccarino, a Giuseppe Triuolo e ad Arianna Rossetti. Triuolo e Iaccarino sono rimasti in carcere mentre ha ottenuto i domiciliari la donna che era stata portata nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Tornando all’udienza di convalida Iaccarino si è giustificato spiegando di aver trovato l’arma nel suo giardino e di non saperla nemmeno usare:«Non lo so usare, lo tenevo solo con me, come emerge anche dal fatto che alcune persone si sono avvicinate a me, ben sapendo che mai avrei potuto usarlo, perché non ho mai maneggiato quell’arma». Giustificazione che non ha convinto il gip che nell’ordinanza di convalida del fermo chiarisce che il kalashnikov è«un’arma costosa, reperibile soltanto in ambienti di criminalità organizzata». Difficile dunque pensare che qualcuno possa averla abbandonata senza preoccuparsi delle conseguenze. Per il magistrato proprio la disponibilità di quell’arma rappresenta un elemento a sfavore dell’infagato. C’è poi un angolo nero in questa vicenda ancora tutto da svelare, quello relativo al movente. Nelle ultime ore è emerso che Iaccarino alcuni giorni prima dei fatti di Montesanto era stato controllato al Cavone di piazza Dante e trovato in possesso di un coltello. A cosa serviva quell’arma? Gli investigatori ipotizzano che sia in atto da tempo uno scontro tra gruppi rivali, che Iaccarino non si sentisse tranquillo e da qui la necessità di girare armato.
Le posizioni di Triuolo e Rossetti
Riguardo la posizione degli altri due infagati Triuolo ha ammesso di avere portato la pistola nella Panda spiegando che l’arma gli sarebbe stata sottratta da Iaccarino, poi recuperata dalla Rossetti e che lui avrebbe poi sparato dei colpi in aria solo per interrompere la rissa. Secondo il gip, invece, quando Triuolo ha premuto il grilletto la rissa era ormai sostanzialmente terminata: i colpi, scrive il magistrato, non avevano finalità difensive ma erano destinati a seminare paura tra i presenti anche perchè Triuolo avrebbe manifestato un atteggiamento minaccioso nei confronti delle persone che gli erano vicine. Diversa la posizione della Rossetti che per il giudice avrebbe strappato l’arma dalle mani di Iaccarino nel tentativo di impedirne l’utilizzo. Il gip dunque non crede alle versioni di Iaccarino e Triuolo:«La loro azione sembra connotata da modalità chiaramente camorristiche, se si considera che essi hanno fatto sfoggio di armi da fuoco, tra i quali una micidiale arma da guerra, nel pieno centro della città e in pieno giorno, senza minimamente preoccuparsi della possibile reazione che tali azioni avrebbero potuto suscitare da parte dei clan della zona, evidentemente convinti della garanzia della loro ‘impunità’».

