“Reddito di cittadinanza nullo e fuga dal Sud”, da Svimez quadro preoccupante. Conte:” Piano in arrivo”

L’impatto del Reddito di cittadinanza sul mercato del lavoro “è nullo”, perché “la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro”. È questa l’analisi dell’associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), che arriva con la presentazione a Montecitorio del Rapporto 2019. Sulla misura fortemente voluta dal M5s, gli esperti hanno comunque precisato che è “utile”, ma che “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario”. I dati fotografano anche la fuga dei giovani dal Sud: “Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati”, spiega il Rapporto.

Senza un’inversione di tendenza, “nel 2065 la popolazione in età da lavoro diminuirà del 15% nel Centro-Nord (-3,9 milioni) e del 40% nel Mezzogiorno (-5,2 milioni)”, ha avvertito il direttore di Svimez, Luca Bianchi. Uno scenario, questo, definito “insostenibile”, viste anche le conseguenze economiche. L’associazione ha poi lanciato l’allarme sulla “trappola demografica”: in Italia nel 2018 si è raggiunto “un nuovo minimo storico delle nascite” e al Sud sono nati circa 157 mila bambini, 6 mila in meno del 2017. La novità è “che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”.

Inoltre, “si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord”. Nell’ultimo decennio “è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni”. I dati mostrano poi che “la crescita dell’occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000)”. Il 2019 vede anche il Sud entrare in “recessione”, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Mentre per il 2020 viene segnalata una “debole ripresa”, con il Mezzogiorno che comunque crescerà non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso).

Dopo la presentazione del Rapporto, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di “un’emergenza nazionale” sulla crisi dell’occupazione nell’ultimo decennio e ha ricordato che “resta molto da fare per assicurare adeguate prospettive occupazionali”. Ma il premier ha anche spiegato: “Se riparte il Sud riparte l’Italia. Non è uno slogan, ma una affermazione che nasce da una consapevolezza che deve guidare l’azione di governo”. “Negli ultimi 20 anni”, ha precisato, “la politica ha disinvestito nel Sud, con conseguenze per tutto il Paese che ha perso competitività a livello globale”.

Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha commentato il rapporto dicendo che “è la radiografia di una frattura profonda. Ma queste analisi non devono indurre allo scoraggiamento, devono spingere a un impegno ancora maggiore che deve investire l’intero governo, a un’urgenza condivisa”. Secondo il ministro bisogna fare “attenzione al messaggio ‘no tax’ che sta passando in questo Paese, perché quelli che dicono ‘no tax’ mi dovrebbero spiegare il mondo che hanno in testa: scuola privata, sanità privata, accesso ai sevizi privati? Se non diciamo questo è facile dire ‘no tax'”.