«Se esce è buono», i progetti in carcere del ras Silvestri per il neoclan di ‘Abbasc Miano’

Un gruppo nuovo, retto da un triumvirato composto da giovanissimi (Matteo Balzano, Salvatore Scarpellini e Gianluca D’Errico) ma con dei referenti in carcere. Quest’ultimi, Salvatore Silvestri e Luciano Pompeo, forti della loro decisione di non collaborare con la giustizia venivano osannati e guardati con ammirazione dagli altri componenti del gruppo. Eppure Silvestri si lamentava del comportamento di quelli rimasti fuori che non corrispondevano con precisione la ‘mesata’ alla sua famiglia. In un colloquio in carcere intercettato nel settembre del 2018, giorni in cui Silvestri lamentava un ritardo nella percezione dello stipendio, il ras auspicava la scarcerazione di Luciano Pompeo (ricordiamo che entrambi sono stati condannati pochi giorni fa a vent’anni di reclusione per l’omicidio di Patrizio Serrao) che una volta libero avrebbe preso le redini del clan:«Se esce è buono…se esce Luciano è buono…il problema non lo tengo dopo…lo sai… ogni mese… ma è una bella cosa».

Come è emerso dall’ordinanza Silvestri era a conoscenza di ogni affare del clan grazie a telefoni cellulari fatti entrare di nascosto in carcere. Anello di congiunzione tra il ras e i giovani del gruppo la moglie di Silvestri, Maria Trambarulo, la stessa donna che in un’occasione si rallegra con un’amica perchè è riuscita a recapitare il cellulare al marito: «Tutto a posto…ho controllato…tutto a posto…Adesso una mia amica mi ha mandato il messaggio ‘Mandami il numero’ sopra il telefono mio…Hai capito?».