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Terra dei fuochi, un’altra beffa: annullata la confisca da 10 mln di euro ai Vassallo

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Anni di indagini, sequestri milionari, udienze e operazioni antimafia. Alla fine, però, il processo sullo smaltimento illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi si chiude con due sole condanne a sei anni di carcere. La Corte di Cassazione ha infatti cancellato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Salvatore Vassallo e annullato con rinvio in Appello la confisca di beni per circa dieci milioni di euro che nei precedenti gradi di giudizio erano stati ritenuti provento del patto con il boss Francesco Bidognetti, storico esponente del Clan dei Casalesi. Secondo l’impianto accusatorio, gli imprenditori Vassallo di Cesa, nel Casertano, avrebbero gestito per conto del clan lo smaltimento e l’interramento di rifiuti, anche pericolosi, nei terreni agricoli tra Napoli e Caserta, in particolare nel territorio di Giugliano in Campania.

Il reato di disastro ambientale doloso era già stato dichiarato prescritto nei precedenti gradi di giudizio. Con la sentenza definitiva, restano dunque in piedi soltanto le condanne a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa per i fratelli Nicola e Antonio Vassallo. Per Salvatore, invece, la Suprema Corte ha disposto l’annullamento senza rinvio. Da rifare in Appello anche la partita sulla maxi-confisca.

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Dall’inchiesta al “colpo di spugna”

L’inchiesta era partita nel 2007 dopo la collaborazione con la giustizia di un altro fratello, Gaetano Vassallo. Un pentimento che portò, nel 2008, all’operazione “Terra promessa” della Dda: undici indagati, sequestri per milioni di euro, perfino il ritrovamento di armi illegalmente detenute. Diciotto anni dopo, però, la vicenda giudiziaria si chiude con un esito che molti, nei territori segnati dall’emergenza ambientale, leggono come un ridimensionamento drastico delle responsabilità penali rispetto alla portata dei fatti contestati.

Il sistema raccontato dall’interno

Proprio Gaetano Vassallo, dopo il pentimento, ha ripercorso quel sistema anche nel libro Così vi ho avvelenato (2016), in cui descriveva il meccanismo delle cave prese in affitto, gli appalti vinti prima ancora di essere banditi, le autorizzazioni ottenute tra corruzione, minacce e collusioni, in un regime di monopolio garantito dai clan. «A partire dal 1977 mio padre cominciò a prendere in fitto le cave che i proprietari dei terreni avevano creato scavando. (…) In pochi anni l’elenco di comuni da servire si allungò: Villa Literno, Villa di Briano, San Cipriano, Giugliano, Cesa, Casal di Principe, Casapesenna, San Marcellino, Frignano, Parete, Casaluce, Aversa, Sant’Antimo, Caivano, Cardito, Orta di Atella, Carinaro, Teverola, Frattamaggiore, Succivo. In pratica smaltivamo i rifiuti di quella che sarebbe poi diventata la Terra dei Fuochi». Un modello sistemico di gestione illecita dei rifiuti che avrebbe coinvolto per anni un vasto territorio tra Napoli e Caserta, lasciando ferite ambientali e sociali ancora aperte.

L’amarezza dei comitati

«La notizia arrivata dalla Corte di Cassazione lascia un senso profondo di amarezza. Diciotto anni di indagini, operazioni antimafia, sequestri milionari, udienze. E alla fine restano due condanne a sei anni per concorso esterno per i fratelli Antonio e Nicola Vassallo. Il disastro ambientale doloso prescritto. Una condanna annullata. La confisca di dieci milioni di euro da rifare in Appello». È il commento di Pasquale Pennacchio, esponente del comitato ambientalista Comitato Kosmos. «Per chi vive e lotta nella Terra dei Fuochi – prosegue – è un pezzo di verità storica che rischia di essere nuovamente diluito nel mare dell’impunità e dell’indifferenza. Oggi la lotta per la giustizia ambientale ha certamente perso e bisogna prenderne atto. Domani chissà».

Una vicenda che, al di là delle sentenze, riporta al centro il tema delle responsabilità, dei tempi della giustizia e delle cicatrici lasciate da decenni di traffici illeciti in una delle aree più martoriate d’Italia.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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