«Un certificato per dimostrare la sua estraneità al delitto», così fu sancito il ‘patto di Soccavo’

Un patto tra tre clan. Un accordo promosso da Alessandro Giannelli e che doveva cementificare i rapporti tra tre gruppi emergenti della zona flegrea. Ad una condizione, che il ras Salvatore Romano producesse un certificato per dimostrare la sua detenzione all’epoca dell’omicidio di Fortunato Sorianiello. Un modo per rassicurare gli alleati che lui con quel delitto non c’entrava nulla. C’è anche questo retroscena nell’ordinanza di custodia cautelare che la settimana scorsa ha portato in carcere Giuseppe Mazzaccaro, reggente del clan Sorianiello per l’omicidio di Luca Megali, diretta conseguenza di quello di Sorianiello junior. A rivelarlo lo stesso ras ‘Muoll muoll’ poi divenuto collaboratore di giustizia.

L’accordo tra i Mele e quelli di Soccavo

Romano ha rivelato che nel 2016 quando i Mele (di cui lui era referente) si accordarono con quelli di Soccavo della 99 e quelli della 44 dei Cutolo, seppe che i Sorianiello volevano assolutamente sapere se anche lui avesse partecipato all’omicidio di Fortunato, essendo all’epoca legato a Carlo Tommaselli, tanto che gli fu chiesto un certificato da mostrare a Giannelli, fautore di quell’alleanza:«In quel periodo il capo dei Sorianiello, Alfredo, era in carcere ed il clan era retto da Simone Sorianiello e Giuseppe Mazzaccaro. Ho dovuto dimostrare ai Sorianiello che non avevo partecipato all’omicidio di Fortunato attraverso un attestato del carcere. La decisione quando è stato ucciso Luca Megali le prendevano Simone Sorianiello e Giuseppe Mazzaccaro. Non ho altro da aggiungere».

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