E’ scomparso il 13 marzo scorso e di lui, dal quel giorno non si hanno più notizie. Oggi, a distanza di 5 mesi, la famiglia di Antonio Ruggiero, 29 anni di Marano, lancia un appello: «Aiutateci a ritrovarlo». Antonio è irreperibile dal 13 marzo 2014, quando Andrea Castello, ritenuto affiliato al Clan Amato – Pagano, fu trovato morto a Casandrino, ucciso in un agguato di camorra. Per gli inquirenti, Castello sarebbe stato ucciso, poiché con i suoi spostamenti, avrebbe permesso la cattura di Mariano Riccio, il boss arrestato a Qualiano, in Via Salomone, il 4 febbraio scorso. Antonio Ruggiero era amico di Castello e molto probabilmente, era in compagnia della vittima. Lo sostengono gli inquirenti che nei primi giorni della scomparsa, dopo la denuncia dei familiari, hanno cercato invano di ritrovarlo. «La polizia ci ha garantito il loro aiuto – affermano i familiari di Antonio Ruggiero – ma dopo la denuncia e il ritrovamento dell’auto bruciata, non li abbiamo più visti». Alcuni giorni dopo la scomparsa, infatti, fu ritrovata l’auto intestata al padre, completamente carbonizzata, ma all’interno dell’abitacolo, non c’era alcun corpo. Le ipotesi furono quelle di una “lupara bianca”, ma i familiari non si sono mai rassegnati all’idea che Antonio Ruggiero fosse stato ucciso. Anche se gli inquirenti ritengono che il 29enne potesse avere rapporti col clan, lo “spessore” del giovane, non era certo di “primo piano”. «Col passare dei giorni – scrivono i familiari – abbiamo capito, da come dicono, che Antonio è vicino al clan Amato – Pagano, e quindi non importa più a nessuno sapere cosa gli sia successo! Noi siamo la sua famiglia – proseguono – ed abbiamo il diritto di sapere. Se è stato ucciso vogliamo il suo corpo! Ne abbiamo il diritto!»
Antonio Ruggiero era stato più volte fermato dalle forze dell’ordine in compagnia di Castello. Per gli inquirenti, il legame tra i due era forte. L’auto bruciata, una Fiat Panda intestata al papà di Antonio, era stata trovata completamente carbonizzata ad Orta di Atella, con un foro di proiettile nella portiera. «Chi ci conosce sa quanto la vita sia stata già dura con noi – aggiunge la sorella di Antonio che il 14 marzo scorso denunciò la sua scomparsa -. Ho perso già due fratelli in due incidenti diversi. Non vi pare che una madre e un padre hanno il diritto di sapere? Se mio fratello è colpevole di qualcosa non possiamo pagarne le pene. – Prosegue la sorella di Antonio nell’accorato appello -. È padre di due bimbi che hanno solo 7 mesi e 2 anni, non pensate che quando diventeranno grandi dovranno sapere cosa sia successo al loro papà? Finora non l’ho mai fatto – aggiunge – ma ora é arrivato il momento: mi rivolgo alle persone che erano con lui in quel maledetto 13 marzo (ancora a me sconosciute), se sapete qualcosa, anche in forma anonima, vi prego: fateci sapere quello che è successo! Aiutateci a trovare un po’ di pace, ne abbiamo tanto bisogno!»
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