GIUGLIANO. Rubano i mezzi agricoli. Fanno sparire le bufale di allevamento bovino. Acquistano, con prestanome, ettari di terreno dove smaltire rifiuti tossici. Smontano trattori e camion e li vendono a pezzi sui mercati dell’est. Obbligano i coltivatori a rivolgersi agli autotrasportatori «segnalati». Così la camorra tiene in ostaggio l’agricoltura. Dall’area flegrea al Casertano, passando per i Comuni dell’hinterland giuglianese.
Il grido d’allarme arriva nuovamente dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori. «Siamo di fronte ad un territorio che è praticamente fuori dallo stato di diritto – denuncia Gaetano Gargiulo, presidente provinciale dell’associazione-. Si va dal pizzo subito per riottenere uno strumento di lavoro all’ordine di utilizzare i mercati ortofrutticoli debitamente indicati».
Insomma, un vero e proprio assalto nei confronti dell’agricoltura. Che vede il proprio «epicentro» in alcuni territori già funestati dal fenomeno dell’ecomafia: Qualiano, Marano, Villaricca, Calvizzano, Melito, Mugnano, ma anche Quarto e Pozzuoli. «In queste zone – sottolinea Gargiulo – operano clan fortemente organizzati, in grado di conoscere la situazione economica e produttiva delle vittime scelte, il valore di un mezzo acquistato e le modalità con cui l’agricoltore ha scelto di pagare».
Secondo un dossier realizzato in collaborazione con la fondazione Cesar, al primo posto dei reati in campagna c’è il furto delle attrezzature. Seguono il racket, l’abigeato (soprattutto di bufale campane) e il furto di prodotti agricoli. Poi il danneggiamento delle colture e delle strutture «a scopo intimidatorio» e le aggressioni, usura e pascolo abusivo, furto di centraline per l’irrigazione e di gruppi elettrogeni.
I mezzi agricoli rubati, camion e trattori in particolare, possono essere riscattati mediante il cosiddetto «cavallo di ritorno», pagando cioè il 20% del valore di acquisto. Un fenomeno tanto diffuso quanto poche sono le denunce. «Non è facile convincere gli imprenditori a parlare – dice Gargiulo –. Il rischio di ripercussioni personali conduce il più delle volte a sottostare alle regole dettate dalla malavita». Secondo l’associazione degli agricoltori (che conta oltre 400 iscritti tra il Giuglianese e l’area flegrea), «le estorsioni in campagna avvengono attraverso l’impiego di extracomunitari, che sono però al servizio di più potenti clan che preferiscono non venire allo scoperto, anche se i loro nomi corrono di bocca in bocca al fine di scoraggiare qualsiasi azione di resistenza».
UF IL MATTINO 23 LUGLIO 2005

