HomeVarieLAVORATORI IRREGOLARI: UNO SU QUATTRO AL SUD

LAVORATORI IRREGOLARI: UNO SU QUATTRO AL SUD

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C’’è un filo rosso che attraversa, anno dopo anno, i rapporti Svimez sull’economia del Mezzogiorno: il divario fra Sud e Centro-Nord è una cesura aperta, sotto tutte le possibili dimensioni.

Cerchiamo di cogliere le variazioni sul tema ma per il 2004 è un’impresa ardua. Non è stata una buona annata per l’economia italiana, men che mai per il Mezzogiorno. E dunque la frattura è sempre lì: il Pil cresce dell’1,4 per cento nel Centro-Nord e dello 0,8 nel Mezzogiorno, portando il Pil per abitante a una distanza tra le due aree di oltre 40 punti base.
In sintonia l’andamento di tutti gli aggregati macroeconomici. I consumi delle famiglie sono stazionari, intorno all’1 per cento, al Centro-Nord, crollano al Sud dall’1,7 nel 2003 allo 0,9 per cento nel 2004. Gli investimenti registrano una ripresa di pari entità (più 2 per cento) in entrambe le macro-aree, ma la composizione è assai diversa: trainati dal settore delle costruzioni al Sud, distribuiti anche su macchinari e attrezzature nel resto del Paese. Il mercato del lavoro catalizza il malessere dell’economia meridionale: il Centro-Nord crea 187mila nuovi posti di lavoro, il Mezzogiorno ne distrugge 23 mila. Il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno si riduce dal 16 al 15 per cento ma è un abbaglio statistico che va attribuito alla contrazione delle persone in cerca di lavoro (meno 107mila unità, concentrate in Campania e Sicilia). Aumentano i lavoratori scoraggiati, donne e giovani che rinunciano alla ricerca di un impiego o si rifugiano nel sommerso. Si allarga così la divergenza sul fronte del lavoro irregolare, che tocca un lavoratore su quattro (il 22,8 per cento del totale) al Sud, più del doppio rispetto al Centro-Nord. Prosegue il flusso di migrazioni dal Sud verso il Centro-Nord di giovani ad alto tasso di scolarizzazione, il cosiddetto capitale umano: dal 1999 al 2002 il Mezzogiorno cede 292 mila unità di lavoro alle altre regioni. Si erode anche il capitale sociale: l’indice di criminalità violenta si attesta nel Mezzogiorno su un’incidenza di diciassette delitti ogni 10mila abitanti contro un valore di 12,2 al Centro-Nord. Ma il tasso medio annuo di crescita delle persone denunciate, pari all’1,3 per cento nel Centro-Nord, è stato addirittura negativo per il Mezzogiorno (meno 1,4 per cento). L’ennesimo segnale di sfiducia, di “scoramento” avvertito dalla popolazione meridionale.

Per completare il puzzle diamo uno sguardo ai dati settoriali. Nel Mezzogiorno il comparto manifatturiero si contrae del 2,5 per cento.
Il settore dei servizi, tradizionale cuscinetto che ha attutito le cadute dell’industria meridionale, perde la sua funzione contro-ciclica segnando un modesto più 0,4 per cento.

Sono in difficoltà i comparti del turismo (meno 1,4 per cento) e del commercio (meno 0,1 per cento), che più risentono del peggioramento nello standard di vita delle famiglie, ma flettono anche le “altre attività di servizi”, che riguardano più da vicino le imprese.





Margherita Scarlato

Università
Federico II di Napoli


dal “Denaro”

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