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ECOBALLE, RIAPRE IL SITO DI VILLA LITERNO

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Villa literno. Chiude Santa Maria la Fossa, ma riapre il sito di stoccaggio di Villa Literno. Un giro che ha riportato i camion pieni di ecoballe al punto di partenza. La tregua per i liternesi durata solo per un mese, ha registrato la brusca frenata nella mattinata di ieri, quando le indiscrezioni che giravano già dal giorno precedente si sono fatte reali e intorno alle otto e mezzo, i primi tre autocarri, sono stati visti transitare lungo il quadrivio di Ischitella, zona che poi conduce direttamente al sito in località Lo Spesso. Al paventato rischio che i rifiuti potessero ritornare, il sindaco Enrico Fabozzi aveva opposto una comunicazione ufficiale, nella quale ribadiva la «assoluta contrarietà al riutilizzo del sito in questione». Poche righe indirizzate al prefetto Carlo Schilardi, al commissario di governo per l’emergenza rifiuti Corrado Catenacci e al capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che non hanno però sortito l’effetto sperato. Nel pomeriggio di ieri, dopo innumerevoli tentativi da parte del primo cittadino di avere chiarimenti direttamente da Catenacci, finalmente l’incontro. Negli uffici napoletani del commissariato, insieme al sindaco si sono recati anche don Carlo Aversano, guida del «Comitato per la vita» e il deputato di An Gennnaro Coronella, presente accanto ai manifestanti di Pozzo Bianco fin dal primo giorno di occupazione. «Una riunione alla quale ci siamo recati senza avere la minima fiducia e con le aspettative ridotte a zero: ce ne siamo andati lasciandoci in pieno disaccordo». Questo il commento del sindaco Fabozzi evidentemente ancora agitato. «Non volevo crederci, mi sembrava impossibile dover assistere a un trattamento diverso rispetto al comune di Santa Maria la Fossa, ero stato io stesso a essere rassicurato dal commissario e da Bertolaso», ha aggiunto Fabozzi, che in una delle ultime adunanze del coordinamento dei sindaci, si era profeticamente detto preoccupato. Ieri una forte contestazione l’ha più volte denunciata anche don Carlo, fra i primi, il 3 agosto scorso, ad aver esultato per la chiusura del cantiere di Pozzo Bianco e per i risultati ottenuti solo attraverso il colloquio e una pacifica protesta. Le intenzioni del commissariato sono però chiare e incontrovertibili: il sito di Villa Literno, verrà «ottimizzato» così come tutti gli altri disponibili nella regione, nelle province di Avellino e Benevento. Il processo dovrà durare almeno cinquanta giorni, tempo utile per allestire una soluzione alternativa e definitiva. «Una soluzione commenta – Coronella – che è stata definita risolutiva dell’emergenza rifiuti in Campania, ma il fatto è che siamo ancora una volta punto e a capo, ancora a dover scegliere all’ultima ora in quale posto andare a scaricare i rifiuti. È un vero e proprio stillicidio su una zona già altamente martoriata». «L’ottimizzazione del sito, il riempimento cioè del passaggio che ancora rimane fra le piazzole, non dovrà superare il perimetro dell’area di stoccaggio»: questa la richiesta sulla quale il commissario sembra disposto a trattare. E se così non fosse, la promessa di una protesta vibrata arriva da ogni singolo componente della delegazione dell’agro aversano. I cittadini di Villa Literno non sono nuovi. Già si parla di possibili occupazioni dei binari della stazione e del blocco del traffico ferroviario sulla tratta Roma-Napoli.


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I RESIDENTI: ASPETTIAMO ANCORA IL COMPLETAMENTO DELLE OPERE DI BONIFICA

«Via da qui, non c’è spazio per i rifiuti»





PARETE. Come una ferita che d’improvviso si riacutizza, a Parete è tornata alta la guardia contro ogni ipotesi di nuovi arrivi di ecoballe sul polo delle discariche dei «Tre Ponti», al confine tra Parete, Giugliano e Villa Literno. Il comitato civico «Aria Pulita» ieri mattina ha effettuato un primo sopralluogo su tutta la zona, per monitorare eventuali sversamenti finora scongiurati: «Siamo pronti a riprendere la mobilitazione se dovesse arrivare una sola ecoballa da queste parti», dice il presidente dell’associazione civica formatasi spontaneamente Salvatore Dell’Aversana. E aggiunge: «Nella politica di ottimizzazione avviata dal commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania non può essere presa in considerazione anche l’area dei Tre Ponti, dove non c’è nemmeno un buco libero da rifiuti e dove non è pensabile attuare alcun ampliamento, vista la condanna già subita dai cittadini a causa delle scelte scellerate attuate in questi anni». La mappa redatta dal comitato sulla devastazione ambientale perpetrata per decenni in questa striscia di terra, a cavallo tra le province di Caserta e Napoli, è «l’emblema del fallimento delle politiche ambientali in Campania», sottolineano i residenti. Il primo agglomerato di discariche è quello di Masseria del Pozzo, Schiavi con ampliamento e piattaforma del bacino Napoli 1, che raggiunge un’altezza fuori livello di campagna di circa 18 metri e occupa una superficie di 350 mila metri quadrati; segue la discarica Resit 1, su 50 mila metri quadrati e un’altezza di sette metri fuori il livello di campagna, poi la Resit 2 (Cava Z), gestita dal bacino Napoli 3, ancora sotto sequestro giudiziario e senza messa in sicurezza, dopo l’incendio delle ecoballe che vi erano depositate, avvenuto nell’agosto 2003. Ma non è finita qui. In zona insistono la discarica privata Novambiente, la cava Giuliani, che raggiunge i 17 metri sopra il livello di campagna e custodisce 200 mila balle di Cdr su 80 mila metri quadrati di superficie; dodici invece le piattaforme di stoccaggio di altre ecoballe che occupano 100 mila metri quadrati di terreno. Il tutto oltre all’impatto costituito dalla presenza del Cdr nell’adiacente località di Ponte Riccio e alla vicinanza dell’altro sito di ecoballe in località Lo Spesso a Villa Literno. Ecco le ragioni del nuovo no gridato dal comitato di Parete. «Si tratta di siti tutti saturi e chiusi, ma solo in parte messi in sicurezza – sostengono i residenti – Ora per il nostro territorio la parola d’ordine deve essere la bonifica delle discariche pubbliche e private – insiste il presidente Dell’Aversana – Questi insediamenti hanno distrutto l’economia agricola e Parete ha assistito in questi anni a un incremento spropositato delle morti per tumore, passando dai sette casi del 1990 ai venticinque del 2003».

LORENZO IULIANO




IL MATTINO ED. CASERTA 6 AGOSTO 2005

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