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«ANCHE LE DONNE CARDIOPATICHE POSSONO AVERE FIGLI»
A Stoccolma la presentazione di uno studio olandese

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da STOCCOLMA

Un altro giorno pieno di eventi per il congresso della European Society of Cardiology. Gli ultimi dati forniti dagli organizzatori parlano di 18.195 presenze per il giorno di lunedì, mentre sono circa 500 i giornalisti presenti, provenienti da numerosi Paesi.
Non sono mancate le novità, generando numerosi dibattiti tra gli addetti ai lavori. Questa edizione si distingue, infatti, per la partecipazione della platea alla discussione degli argomenti presentati.
Ecco alcuni dei dati più interessanti.



NUOVO FARMACO ANTITROMBOTICO CON RIDOTTO RISCHIO DI SANGUINAMENTI.
“I risultati dello studio OASIS-5 dimostrano chiaramente che la fondaxaparina (il farmaco oggetto della ricerca) dovrebbe essere considerata l’anti-coagulante preferenziale”, esordisce il coordinatore dello studio Salim Yusuf, proveniente da Hamilton, Ontario, Canada. Grazie al suo meccanismo di azione, il nuovo farmaco riesce ad essere più specifico nella sua azione, risultando in una riduzione delle complicanze emorragiche, mente si dimostra altrettanto efficace dei suoi predecessori. La fondaxaparina, infatti, si lega al fattore X della coagulazione, impedendo la produzione di trombina. Agisce, in pratica, sul passaggio immediatamente precedente alla tappa bloccata dalle altre molecole di questa classe.



DONNE AFFETTE DA CARDIOPATIE CONGENITE POSSONO AVERE FIGLI.
Da un sottostudio dello European Heart Survey, emergono dati rassicuranti per le donne portatrici di cardiopatie congenite. La loro condizione non costituirebbe infatti, secondo gli autori olandesi, un ostacolo ad una normale gravidanza. Come ha tenuto a sottolineare Peter Engelfriet, uno degli autori, questo studio risponde ad un’esigenza importante, considerando che ormai – grazie anche ai progressi della medicina cardiovascolare, la maggior parte dei soggetti affetti da cardiopatie congenite raggiunge l’età della procreazione.



EMERGENZA ATTACCHI CARDIACI. Dalle ultime statistiche emergono dati sconcertanti: nonostante i crescenti progressi dell’assistenza sanitaria, la mortalità per l’arresto cardiaco verificatosi al di fuori dell’ambiente ospedaliero resta al del 50%. Un valore certamente ancora molto alto e che suggerisce la necessità di dotare i nostri sistemi sanitari di una struttura logistica ed organizzativa tale da far fronte ad una delle più temibili manifestazioni cardiovascolari.

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