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ADDIO ECSTASY: CI SI SBALLA CON LA COCAINA
Allarme adolescenti, aumenta il consumo della polvere bianca

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NAPOLI. A Milano un quattordicenne muore per aver sniffato il gas butano di due accendini, che unito a uno spinello ha forse creato il mix letale. Un fenomeno, quello dei surrogati delle droghe, che va molto forte all’estero e al Nord. Ma che a Napoli ha una massiccia diffusione solo in carcere, dove non è facilissimo avere accesso ad altre sostanze stupefacenti. Fuori, infatti, l’enorme quantitativo sul mercato consente agli adolescenti napoletani di potersi permettere droghe «vere» a prezzi più che abbordabili: una dose di cocaina a 15 euro, una di eroina a 12, una di kobret (coca da fumare con l’aggiunta di bicarbonato) a 10. Tanto costa anche l’ecstasy «fatto in casa», prodotto localmente e non proveniente dall’estero. Naturalmente, anche qui esiste da tempo la «droga povera», alternativa a quella classica. Ma più che l’inalazione di solventi, colle, gas oggi il boom riguarda quelle di popper e chetamina, quest’ultimo un anestetico usato dai veterinari e che produce un forte effetto allucinogeno. Clara Baldassarre, responsabile del servizio dipendenze dell’Asl Napoli 1, dice: «Ci sono poi sostanze assunte senza saperlo. Penso all’ecstasy, dove c’è tutto salvo che l’Mdma, ma gli assuntori non sanno cosa ingeriscono. O all’hashish: non è raro che all’hashish venga mescolata una sostanza, spesso ammoniaca, per alterarne l’odore, perché non venga intercettato ai controlli. E fumare l’ammoniaca provoca danni enormi». Esiste un progetto della prefettura di Napoli, ideato cinque anni fa, che si chiama proprio «Nuove droghe nella realtà napoletana». E sempre dalla Prefettura arrivano i dati relativi alle segnalazioni da parte degli organi di polizia pervenute al Not (Nucleo operativo per le tossicodipendenze) dell’ufficio territoriale di governo, da gennaio 2004 a settembre 2005. Impossibile definire con i numeri un reale movimento fatto soprattutto di «sommerso». Ma i dati forniscono comunque un quadro interessante sul cambiamento delle abitudini. I segnalati sono 11.857: 168, circa l’1,5 per cento, sono minorenni. Al primo posto, incontrastato, l’uso di hashish (6.985 segnalazioni), accompagnato dal boom della cocaina (1.646), che sopravanza marijuana (1.603) ed eroina (1.223). Segnalazioni anche per kobret (43) e crack (14), mentre dal passato rispuntano sostanze psichedeliche che sembravano dimenticate, in un riflusso da «nipoti» dei fiori: apprezzati Lsd, l’acido lisergico (4 segnalazioni) e l’anfetamina (8) per gli effetti allucinogeni che provocano, oltre agli psicofarmaci (2). Sono 22 i segnalati per ecstasy, il cui consumo è legato solo a situazioni particolari. Il boom della cocaina ha varie tipologie. «C’è chi fuma il crack – prosegue Baldassarre – Chi privilegia lo speedball, miscuglio di eroina e coca, che dà gli effetti piacevoli ed elimina quelli sgradevoli di entrambe le sostanze. Chi trascorre la notte con un festino a base di cocaina». Uno studio presentato lo scorso anno, condotto tra la popolazione scolastica di 23 istituti napoletani, che coinvolse 2.300 ragazzi tra i 16 e i 19 anni, dipingeva una situazione preoccupante. Tra gli adolescenti una media più alta, rispetto alla nazionale, di coloro che vengono definiti «assaggiatori», cioè consumatori occasionali e non abituali: l’8,2 per cento degli studenti intervistati si indirizzava su cocaina e anfetamina, il 4 su ecstasy o analoghi, il 2,8 sulle sostanze psichedeliche. Da non sottovalutare l’uso dell’alcol, diffuso nell’80 per cento degli intervistati: di questi, il 30 per cento lo ha usato insieme a cannabinoidi. Un mix, quello tra alcol e stupefacenti, sempre più diffuso e a volte inconsapevole, grazie anche all’uso massiccio di bevande alcoliche al gusto di frutta.

FABIO JOUAKIM





IL RISCHIO DELLA TOSSICODIPENDENZA VISTO DAI PRESIDI DEGLI ISTITUTI SCOLASTICI

«Attenti, troppi spinelli anche alle medie»

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NAPOLI
. Il rischio droga nelle scuole napoletane c’è ma sembra riguardare sempre più gli studenti delle medie inferiori. È questo il quadro tracciato da alcuni presidi e docenti delle scuole superiori, intervistati dal Mattino, che osservano in coro come si sia notevolmente abbassata l’età in cui i ragazzi si avvicinano al pianeta delle droghe. Il plurale è d’obbligo quando ci si imbatte nel variegato mondo dei nuovi stupefacenti generalmente classificati come «droghe leggere»: colle, pasticche, ecstasy, lsd, acidi. In città sembra avere la meglio la classica cannabis ma, come fa notare Mia Filippone, vicepreside del liceo classico Genovesi, i ragazzi tendono sempre più a ritenerla innocua e a giustificarne l’uso. «Il vero problema – spiega la Filippone – è l’approccio superficiale che i giovanissimi hanno verso la cannabis. Non si rendono conto che solo l’acquisto di questa sostanza li mette in contatto con un mondo delinquenziale». I 700 alunni del Genovesi, a parere della docente, non hanno grossi problemi di droga, la pattuglia a piazza del Gesù assicura un certo controllo sull’istituto che, in ogni caso, mette a disposizione un centro di consulenza sul disagio giovanile grazie all’aiuto di un gruppo di psicologi dell’Asl Napoli 1. Anche nell’ambito del progetto di educazione alla legalità, portato avanti con la Provincia di Napoli e con l’associazione La Tenda, il problema viene comunque affrontato ma, per il futuro, non si escludono corsi di formazione per i docenti. Partirà, invece, sicuramente durante questo anno scolastico la formazione sull’universo droga all’Istituto Nautico di Bagnoli. Ad annunciarlo è Ciro Scognamiglio, referente dello “Sportello ascolto” dal 1997. Lo sportello si chiama Elise in ricordo di una giovane ragazza diciassettenne di Pianura che qualche anno fa si tolse la vita. «La ragazza non frequentava il nostro istituto – racconta Scognamiglio – ma il fidanzato, nostro alunno, volle che il centro fosse dedicato a lei». Lo sportello è aperto ai ragazzi due giorni a settimana (martedì e mercoledì in orario scolastico) e ogni anno traccia una fotografia del disagio giovanile. «Arriviamo a fare anche 10 incontri a settimana – racconta Scognamiglio – e il numero di ragazzi che si è rivolto a noi è raddoppiato solo nello scorso anno». Quando si chiede quale sia il primo problema dei ragazzi, il docente non esita a rispondere: «Il dialogo. Le famiglie non sanno ascoltare i loro figli, che si sentono sempre più degli estranei». Dello stesso parere Vincenzo Ciotola, presidente regionale dell’Associazione nazionale dei presidi e, da pochi giorni, nuovo dirigente proprio al Nautico di Bagnoli. «Io vengo dall’Istituto tecnico Galileo Ferraris di Scampia – racconta Ciotola – e in otto anni penso di aver maturato le conoscenze giuste per capire il fenomeno droga. Il vero problema è l’assoluta mancanza di dialogo. I problemi cominciano quando i ragazzi sono soli». Tanti i progetti in campo per i 2500 alunni che frequentano l’istituto. Si parte da «Fratello maggiore», ossia l’incontro dei ragazzi delle scuole medie superiori con quelli delle scuole medie inferiori, è prevista poi la possibilità di dialoghi allargati genitori-figli, alla presenza e con il supporto di alcuni psicologi che offrono anche il loro lavoro al Cic (centro informazione e consulenza) presente nell’edificio. Anche Pasquale Malva, preside del liceo Mazzini, crede che i ragazzi non vadano lasciati soli. «Dobbiamo ridurre i loro tempi morti – dice – ascoltarli e accompagnarli nella crescita».

LUISA MARADEI





Anfetamine killer «Alterano il Dna e provocano l’ictus»





Professor Andrea Tessitore, da direttore delle neurologia del Cardarelli, che conseguenze provoca nel sistema cerebrale l’uso di droga? «Danni quasi sempre molto gravi. Anche se nel parlare di tossicodipendenza bisogna distinguere fra due categorie differenti di stupefacenti». Quali? «Parliamo nel primo caso di stimolanti che sono rappresentati da anfetamine e da cocaina. Nel secondo caso parliamo di farmaci psicoattivi e cioè di marijuana e derivati dell’Lsd» Anfetamine e cocaina che danni provocano? «Le anfetamine vengono spesso usate per ridurre l’appetito e controllare l’obesità, la cocaina almeno inizialmente veniva impiegata come anestetico. Gli effetti delle amfetamine sul sistema nervoso sono subito evidenti. Chi assume questo tipo di allucinogeno ha agitazione, attività motoria eccessiva, un’improvvisa fluidità di parola. Continuando nell’utilizzo delle anfetamine, il paziente ha tremore alle estremità e il suo quadro clinico da quel momento peggiore costantemente perché comincia ad avere allucinazioni e deviazioni del pensiero e delle affettività. Le reazioni, in questo caso, sono simili a quelle del paziente schizofrenico». Che succede interrompendo il consumo di anfetamina? «Si cade in un sonno prolungato e, al risveglio, forte appetito e una violenta depressione. Le amfetamine determinano l’alterazione del Dna e lo sconvolgimento della personalità. Cocaina e crack danno benessere ed euforia che a lungo andare portano ad anoressia e depressione. In caso di intossicazione crisi epilettiche e sul sistema circolatorio determina l’ictus cerebrale o l’infarto cardiaco e l’infiammazione acuta del rene». Professore che problemi comporta l’uso di farmaci psicoattivi? «Consumata a piccole dosi la marijuana è come l’alcol. A dosi crescenti dà allucinazioni, una distorsione delle percezioni che inizialmente possono essere piacevoli che che presto diventano terrificanti. La marijuana non dà anomalie cerebrali permanenti, ma è accertato che porta all’uso di altre droghe. L’uso dell’Lsd provoca i disturbi degli schizofrenici a volte anche a distanza di 10-15 giorni dall’assunzione della droga. Rapidamente l’Lsd e i suoi derivati determinano gravi alterazioni della personalità. I consumatori diventano depressi, inappettenti, abulici, apatici e dimagriscono. Lsd ed eroina provocano crisi epilettiche e hanno un meccanismo di azione mediato sul cervello che determina ictus giovanili»

BRUNO BUONANNO




IL MATTINO 9 SETTEMBRE 2005

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