Non è la prima volta che Luigi De Micco sopravvive ad un agguato. Già nel 2012, infatti, il ras riuscì a sfuggire ai killer del clan D’Amico che, per stanarlo, fecero irruzione nel suo ‘circoletto”. A ricostruire l’episodio sono stati i collaboratori di giustizia Giovanni Favarolo e Gaetano Lauria, entrambi, un tempo, legati alla cosca del parco ‘Conocal”. I due hanno riferito che l’ordine di colpire De Micco arrivò direttamente dal boss Giuseppe D’Amico che, in questo modo, voleva affermare la propria supremazia sulla zona di Ponticelli. A sparare sarebbe stato Christian Marfella, insieme ad Enea De Luca, quest’ultimo, poi, transitato proprio con i De Micco. Il raid, tuttavia, non andò a buon fine ed anzi, come precisato dai due collaboratori, i D’Amico ci rimisero anche una pistola. Marfella, infatti, raccontò di aver ucciso Luigi De Micco e, per questo, gli fu intimato di sbarazzarsi dell’arma.
Solo in seguito si seppe che il ras era scampato all’agguato e che, quindi, disfarsi della pistola era stato inutile. Su questo punto, particolarmente rilevanti sono le dichiarazioni di Favarolo che ha indicato il mancato omicidio di De Micco come il primo episodio della guerra con i D’Amico. “Giuseppe D’Amico, mi disse che Christian faceva solo casini e non aveva ammazzato nessuno e ci aveva/atto anche buttare una pistola nuova da poco comprata, e poi da tanto si scatenò la guerra tra di loro, perché prima che andava a sparar nun ci stev, non è mai stato sparato lui “.
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