La sua vita in Costa azzurra, mimetizzata tra vacanzieri e turisti di ogni nazione, ma anche il riciclaggio del denaro sporco, gli investimenti della camorra, lo sbocco naturale dei soldi di droga e racket. Sono questi i punti su cui sta parlando Antonio Lo Russo, figlio di Salvatore, l’ex boss dei «capitoni» di Secondigliano. Già, perché Antonio Lo Russo – come riporta il Mattino – ha deciso di collaborare con la giustizia, di passare dalla parte dello Stato, come ampiamente annunciato dai rumors di questi giorni. Un anno e mezzo di carcere duro, ma anche le accuse firmate in questi mesi dagli zii Carlo e Mario lo hanno messo alle strette. E lo hanno spinto a collaborare con la giustizia.
Ora si annuncia un possibile nuovo terremoto tra clan storici e nuove paranze, visto lo spessore di un uomo che aveva ereditato a meno di trent’anni lo scettro di boss (dopo il pentimento del padre Salvatore), visto anche il suo ruolo attivo nei traffici illeciti in nome e per conto della camorra di Secondigliano. Libero per quattro anni (dal 2010 al 2014, seppur da latitante), Antonio Lo Russo è potenzialmente in grado di svelare molto, specie in materia di patrimoni e intestazioni fittizie.

