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«Diceva che ero un drogato, non un boss. E allora l’ho fatto ammazzare»

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«Pierino Esposito mi aveva mancato di rispetto: era venuto di notte a fare una “stesa” a Miano con i suoi fedelissimi e diceva in giro che ero soltanto un drogato, non un boss. Mi aspettava alla Sanità, aggiunse, e io mandai i miei a ucciderlo». Ecco, nelle parole del ras neo pentito Carlo Lo Russo, il vero movente dell’omicidio di Pietro Esposito detto “Pierino”, unico boss del rione Sanità che si opponeva al “Capitone” appena scarcerato – scrive il Roma -. E così scattò l’agguato, compiuto secondo i magistrati della Dda e i poliziotti della Squadra mobile napoletana da due sicari. Ma in quattro sono ritenuti responsabili del delitto, avvenuto il 15 novembre 2015 nella centralissima piazza San Vincenzo sotto gli occhi di decine di persone e dopo un inseguimento da brividi. All’alba di ieri sono state eseguite le misure cautelari, tre in carcere e una ai domiciliari, a carico del 21enne Luigi Cutarelli e del 20enne Ciro Perfetto, presunti esecutori materiali; del 31enne Rosario De Stefano, originario della Sanità, che avrebbe avuto il ruolo di “specchiettista” avvisando i killer che “Pierino” era uscito di casa della 32enne Antonella De Musis, la nuova compagna di Carlo Lo Russo e ora anch’ella testimone di giustizia sotto protezione. Agli inquirenti ha confessato di avere avuto un ruolo nella morte violenta del nemico del suo uomo. In sostanza,avrebbe ospitato i pistoleri dopo l’esecuzione dell’agguato. La svolta nelle indagini è arrivata con la confessione di Carlo Lo Russo, incastrato da una microspia piazzata nella sua abitazione.

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