CASAL DI PRINCIPE. Lo spiraglio si è aperto. L’elemento nuovo, che consente di riaprire il fascicolo archiviato un anno e mezzo fa, è stato trovato. E forse, questa volta, si riuscirà a dimostrare in un processo chi e perché uccise il sindacalista Federico Del Prete, ammazzato a Casal di Principe la sera del 18 febbraio 2002, vigilia del processo al vigile Mattia Sorrentino, esattore per conto del clan La Torre. Quell’elemento nuovo è stato fornito al pm antimafia Raffaele Cantone da Luigi Diana, camorrista casalese del clan Bidognetti, da sei mesi collaboratore di giustizia. Ha raccontato quanto sapeva di quel delitto e l’inchiesta è stata riaperta. Non si sa ancora cosa abbia dichiarato il collaboratore di giustizia, ma pare che abbia confermato la causale dell’omicidio. Come già accertato nel corso di due anni di indagini, era stato Del Prete a raccogliere le confidenze degli altri ambulanti sul pagamento del pizzo alla camorra di Mondragone. Aveva consentito alla Squadra mobile di registrare quelle conversazioni riservate, poi utilizzate nel processo nonostante le ritrattazioni delle vittime. I pentiti Stefano Piccirillo e Mario Sperlongano avevano confermato. Attendibili ma vaghi, pur avendo entrambi indicato lo stesso movente: la punizione per l’arresto di Mattia Sorrentino e per la sua denuncia. Piccirillo aveva saputo da Aniello Pignataro, un altro uomo del clan La Torre, che ad organizzare l’omicidio era stato Luigi Guida (legato a Bidognetti) per ricambiare un favore avuto da La Torre. Sperlongano aveva confermato il ruolo di Guida ma indicato un altro intermediario, e cioè Vincenzo Filoso (parente del vigile Sorrentino).
IL PENTITO DIANA: «IO SO CHI HA UCCISO FEDERICO DEL PRETE»
Riaperta l’inchiesta sull’omicidio del sindacalista. Procura al lavoro
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