CANCELLO ARNONE. Sarà il clima pesante, reso cupo e minaccioso dall’omicidio di Locri. Sarà l’eco, non ancora spenta, delle minacce di Schiavone-Sandokan. Sarà il presagio infausto annunciato dai pentiti, o forse la suggestione delle pagine di Camilleri e dei suoi misteriosi delitti quasi mafiosi. Sarà tutto questo, ma il raid della scorsa notte nella tenuta di Mario Diana, fratello del parlamentare diessino, è proprio un fattaccio. Incomprensibile, se non nell’ottica camorristica; strano nella dinamica e per questo inquietante. I fatti. Intorno all’una della scorsa notte, mentre Mario Diana con il fratello Lorenzo era fuori ai seggi di Aversa e San Cipriano, dove si era votato per le primarie, dalla tenuta di Cancello Arnone arriva una telefonata di allarme. Una donna, la moglie del guardiano dell’azienda – dove si praticano caccia e pesca sportive – ha visto entrare sei uomini. Due sono armati di fucile, gli altri di tronchesi, con le quali tagliano la rete di recinzione della vasca delle trote. Sente voci che parlano italiano e altre, forse, albanese. Spalanca la finestra, ma viene vista e minacciata. Avverte, quindi, il suo datore di lavoro che si precipita ad avvertire la polizia. Poi racconta: quegli uomini sono andati via soltanto quando hanno visto avvicinarsi i lampeggianti delle Volanti. I poliziotti trovano diverse centinaia di pesci tolti dalla vasca e lasciati morire a terra. Dopo il primo sopralluogo si ipotizza il furto di due quintali di trote, ma il titolare dell’impianto smentisce: i pesci mancanti sono tutti morti. Come le spigole di un allevamento di Vigata, inconsapevoli strumenti di un messaggio di morte faticosamente decifrato dal commissario Montalbano. Un furto misterioso, dunque, se di furto si tratta. Il raid sembra, piuttosto, un’intimidazione di camorra. Magari propedeutica a una richiesta estorsiva, che però fino a ieri sera non c’era stata. Forse, invece, diretta al fratello del titolare, a Lorenzo Diana, al quale solo appena un mese fa era stata rinforzata la scorta perché ritenuto dagli investigatori antimafia uno dei possibili obiettivi di una rappresaglia del clan dei Casalesi, i cui capi sono stati recentemente condannati all’ergastolo nel processo Spartacus. Un semplice furto sembra, invece, escluso dagli investigatori del commissariato di Aversa, che ieri mattina hanno interrogato Mario Diana e che ieri sera hanno, inoltre, ricevuto l’esposto-denuncia presentato dal fratello parlamentare, che da dieci anni è componente della commissione antimafia. E si tratterebbe del terzo raid in sei mesi, nella struttura – estesa su circa sette ettari di terreno, con più cento soci che la frequentano per addestrare i cani da caccia – aperta cinque. Le visitine sono avvenute sempre e solo di notte, con danneggiamenti e con il furto di due cani.
ROSARIA CAPACCHIONE – IL MATTINO 18 OTTOBRE 2005
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