INTERNAPOLI. «Egregio Avvocato,
lo scioglimento di una comunione ereditaria è complicato dal
fatto che alcuni coeredi si sono appropriati, prima e dopo la morte del
decuius, di svariate somme di denaro.
Sarò probabilmente costretto ad intentare causa e richiedere la messa in
collazione dei beni sottratti.
Poiché la causa potrebbe protrarsi per anni, e già ora il corrispettivo in
euro del totale prelevato non ha più il valore che aveva quando, una
decina d’anni fa, iniziarono i prelevamenti, è lecito richiedere, oltre
alla collazione, gli interessi legali o la rivalutazione monetaria?
La ringrazio anticipatamente e Le porgo i miei più cordiali saluti».
Gianluigi B.
Da: [email protected]
Gentile sig. B. non dispongo dei dati sufficienti per formulare un
parere attendibile. Tuttavia in linea generale le faccio presente quanto
segue:
1) La collazione del danaro, ai sensi dell’art. 751 c.c., va effettuata
secondo il valore che la somma aveva al momento della donazione, facendo
prelevare al beneficiario una somma minore dall’eredità (di importo
corrispondente al valore nominale della somma donata);
2) Tuttavia affinchè sia ammissibile tale operazione occorre dimostarre che
le somme sono state donate e non soltanto “prelevate” magari ad altro
titolo;
3) Quanto alle somme prelevate dopo l’apertura della successione esse
rappresentena un indebito arricchimento (art. 2041 c.c.) degli altri coeredi
che se ne sono appropriati e come tali devone essere restitutiti con gli
interessi dal momento in cui è avvenuto il prelevamento.
Distinti saluti
NG


