CASAL DI PRINCIPE. Era diventata il simbolo dell’associazione, della voglia di riscatto dalla tossicodipendenza e dal nulla come destino. Ma per lei non c’è stato il lieto fine. Era l’amica capace di dare nuove energie ai volontari dell’associazione «Jerry Masslo», ma Maria (nome di fantasia) non ce l’ha fatta e ad appena venti anni è morta in un letto d’ospedale, lasciando soli quelli che l’avevano conosciuta e aiutata. Una storia-emblema del lavoro silenzioso condotto sulle strade del litorale dall’associazione, ma anche del legame profondo che unisce vittime e volontari. «Maria non era un’attrice famosa, non era un personaggio politico né un grande scienziato né una santa impegnata in grandi opere di solidarietà – racconta il presidente dell’associazione, Renato Natale -. Maria era una tossicodipendente dall’adolescenza, prostituta per procurarsi il veleno quotidiano, reietta ed emarginata dalla sua famiglia, dalla sua città, dai suoi amici. Un relitto, abbandonato sulle rive del mondo». Fino al giorno in cui ha incontrato i ragazzi del camper mobile dell’associazione, «che non l’hanno guardata con un misto di repulsione e di paura, non le hanno rivolto uno sguardo di compassione, ma l’hanno guardata come una persona», insiste orgoglioso Natale. E in quei volti, nelle loro strette di mano, nelle chiacchiere vicino al camper, tra una tazza di latte caldo, Maria aveva cominciato a riconquistare la fiducia verso se stessa e verso il mondo. Scriveva poesie, semplici e dure come la sua vita. I ragazzi avevano a lungo sperato che potesse diventare una loro collega, operatrice sull’unità di strada, in grado di dare una speranza a tanti altri che vivono ai margini. Non ne ha avuto il tempo, perché il suo fisico non ha retto. Nel nome di Maria, i ragazzi del camper continueranno il loro peregrinare nei tunnel dell’emarginazione e della droga, continueranno a consegnare siringhe sterili per evitare infezioni e farmaci per overdose, «ma soprattutto continueranno a regalare rispetto e amicizia a chi non ha nulla, aiutandoli a sentirsi di nuovo persone – conclude Natale – a dimostrare con i fatti che non è la paura, non è la repressione o l’indifferenza, ma sono l’attenzione e il rispetto i veri strumenti per il riscatto delle persone e delle comunità».
LORENZO IULIANO – IL MATTINO CASERTA 3 NOVEMBRE 2005

