QUALIANO. «Quando si perdono delle elezioni politiche o amministrative, bisogna sempre cercare le ragioni anche nelle proprie colpe. Come spesso accade, si commettono errori di valutazioni, non si riesce ad offrire proposte credibili, o comunque non si riesce a comunicare e far conoscere bene la propria ‘offerta politica’, o semplicemente non si dà idea di compattezza, cosa che toglie anticipatamente credibilità. Ciò premesso, e comunque sorvolando in questa sede sulle valutazioni di ciò che secondo me metterebbe in gioco alla grande l’Unione qualianese non solo per vincere ma soprattutto per cambiare: unità politica e strategica (oltre che elettorale), primarie per la scelta del candidato a Sindaco, programma scritto con una grande campagna di ascolto con almeno 10 iniziative di incontro con professionisti, commercianti, mondo della scuola, personale della pubblica amministrazione, con i Sindaci dell’area giuglianese per i progetti d’area, ecc…. Dicevo, sorvolando su questo, faccio alcune considerazioni non tanto sulle forze politiche, ma sull’elettorato e parte di quanti lo rappresentano.
Lo scenario che si presenta è sostanzialmente questo: molti, troppi, elettori (non tutti, ma se siano la maggioranza è da vedere) si lamentano delle cose che non vanno, ma attenzione non è detto che siano pronti a voltare pagina, anzi l’opinione di tanti è che occorrono liste civiche, che l’opposizione ha le stesse responsabilità della maggioranza, ecc…, ma la cosa apparentemente strana è che spesso sono elettori o ex elettori di centro-destra. Cosa succede?
Intanto, cari elettori, se il Dr. Michele Schiano è Sindaco di Qualiano, è perché ha ottenuto la maggioranza dei voti. Se ha retto in questi anni è perché ha ottenuto l’appoggio della maggioranza dei consiglieri, eletti sempre con i nostri voti. C’è stato un momento in cui le sorti del nostro paese non erano affidate alle forze politiche, ma alla scelta che noi facevamo con il nostro voto, a una nostra responsabilità. Ci sono stati vari momenti in cui la responsabilità delle scelte era affidata agli eletti e al loro libero voto. In un paese normale quando ci si accorge di aver sbagliato, si riconosce che altri, facendo scelte diverse, avevano ragione, si accetta un proprio errore di valutazione, e si cambia, anche perché non tutti i cittadini di Qualiano votarono per questa maggioranza, non tutti i consiglieri comunali hanno approvato l’operato di questa maggioranza e, a torto o a ragione, si sono schierati contro, mentre altri hanno scelto e continuano a scegliere di farne parte, anche se fanno finta di preparare alternative.
Dove sta l’inghippo. Il problema fondamentale, di cui molti hanno difficoltà a parlarne, risiede nel rapporto perverso che esiste tra eletti ed elettori. Il mio voto per garantirmi un privilegio: il posto di lavoro con raccomandazione, la mansardina abusiva senza fastidi, l’occupazione di suolo pubblico senza impicci, la protezione politica per la carriera (un po’ di soldi in più e fare i propri comodi), la ditta in crisi che risolleva le proprie sorti con il denaro pubblico, il lotto di terreno nel Prg, qualche imposta cancellata o addolcita, e così via. Se la domanda è stata questa, certa politica ha risposto benino, non vi pare? Ovviamente gli eletti, nel dare privilegi, una parte più o meno consistente se la sono riservata. Oggi ci si accorge che privilegi a tutti è impossibile, per la definizione stessa del termine, e che il sistema entra inevitabilmente in crisi. Tutti a lamentarsi, ma pronti veramente a cambiare? Non penso. Per alcuni l’astuzia consiste nel cambiare i timonieri salvando il sistema, traghettando il personale politico, in parte di seconda fila, pronto a vestirsi da agnello disponibile, pur continuando fino all’ultimo il banchetto.
Allora dobbiamo sapere che a destra come a sinistra, se la domanda resta la stessa, non cambia niente. Provi, chi non lo ha mai fatto ed ha le stesse responsabilità di coloro cui si prendono le distanze, ad assumersi le proprie responsabilità. Si cambia con quanti si sono posti contro questo sistema, ma deve cambiare anche il mandato, bisogna convincersi che una società più giusta, civile, serena e con un futuro spendibile, va costruita nell’uguaglianza del diritto e nella pretesa dei doveri, in sintesi rinunciare al miraggio del privilegio scambiato con il voto. Questo non significa che si vota a sinistra con cambiale in bianco. Il sistema si cambia con la partecipazione, con il pretendere progetti, trasparenza, regole e qualità del personale politico che si propone. E’ difficile? Sì, ma non impossibile. Altre strade non conosco.
Fa un po’ compassione, un po’ ridere e in parte offende, vedere quanti vogliono voltare pagina e con la scusa che l’alternativa non sta ne a destra ne a sinistra (e intanto continuano a stare al tavolo della destra), propongono alleanze strane. Di alleanze strane ne nascono ogni giorno, non sanno più cosa inventarsi pur di non assumersi le loro corresponsabilità. In fondo il progetto, conscio o inconscio, e solo quello di rimettere in sesto la nostra “fattoria degli animali” dove “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. Spetta agli elettori decidere se stare al gioco o essere protagonisti nella costruzione del nuovo.
L’Unione ha di fronte una responsabilità storica nell’offrire l’opportunità di voltare realmente pagina. Forti segnali sono già venuti dall’elettorato, in parte il treno è già partito, ma è lento, stenta ad uscire dalla stazione. Tocca al centrosinistra dimostrare l’inscindibilità del binomio ‘ vincere e cambiare ’, un cambiamento che deve avvenire già nello stile del rapporto che si ha con l’elettorato, trasformando l’attuale connubio perverso, in simbiosi virtuosa tra cittadini e politica. Sarebbe bello se in questo rapporto la più breve poesia al mondo, pronunciata da Mohammed Alì, “Me, We”, diventasse metodo e progetto politico.
Se ciò non avverrà, semplicemente non ci sarà cambiamento e si perpetuerà il motto ‘All the animals are equal, but some animals are more equal than others. Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri».
SALVATORE NAPOLANO
Democratici di Sinistra- Qualiano

