HomeVarieCastelvolturno: sgominata la “cupola” dell’acquaIl Roma del 26 gennaio 2006

Castelvolturno: sgominata la “cupola” dell’acqua
Il Roma del 26 gennaio 2006

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CASTELVOLTURNO. Per dieci anni hanno governato
la rive droit del Volturno, imponendo
la legge del clan Bidognetti-Schiavone.
Hanno imposto il racket porta a
porta, con la tassa della tranquillità anche
ai proprietari di villette nate sulle
sabbie domitiane, hanno gestito l’acqua,
al punto tale da avvelenare migliaia
di pesci quando i pescivendoli
non pagavano il pizzo, fino a scatenare
guerre ideologiche contro i coloured, gli
immigrati di Villa Literno e dintorni.
Sono 34 le ordinanze di custodia eseguite
dalla squadra mobile di Caserta,
dal commissariato di Castelvolturno e
dalla compagnia dei carabinieri di
Mondragone nell’ambito
dell’inchiesta sul clan dei
Casalesi. I provvedimenti sono
stati firmati dal gip Giovanna
Ceppaluni su richiesta
dei pm della Dda di Napoli
Raffaele Cantone, Giovanni
Conzo e Raffaele Marino.
L’indagine riguarda l’attività del
clan dei Casalesi dall’inizio degli anni
’90 sul litorale domitio e in particolare
nella zona di Castelvolturno. Decisive
le rivelazioni di alcuni collaboratori di
giustizia sulla gestione di numerose attività
illecite. In particolare il clan, secondo
quanto emerso dalle indagini, ha
imposto il pagamento di tangenti a
commercianti e imprenditori, ha gestito
lo spaccio di stupefacenti (quasi
sempre condotto da donne napoletane),
il contrabbando di sigarette e il
racket della prostituzione: i Casalesi,
tra l’altro, imponevano tangenti agli
immigrati presenti nella zona per consentire
lo spaccio di droga e l’attività
di prostituzione. Dalle indagini è emerso
anche che uomini del clan “rubavano”
l’acqua potabile dalla rete idrica
comunale per rivenderla agli abitanti
della zona destra del Volturno, dove negli
anni scorsi non c’era allacciamento
con la rete. I proprietari di villette
del litorale erano inoltre costretti a pagare
tangenti per il servizio di vigilanza
effettuato da alcuni affiliati alla organizzazione.
Quando qualcuno non
pagava, entrava in azione la squadretta
di rapinatori, che inducevano a migliori
consigli. Scoperti inoltre i presunti
responsabili di alcuni omicidi e
tentativi di omicidio avvenuti nel corso
degli ultimi anni. L’inchiesta ha messo
in luce in particolare il rapporto esistente
tra camorra e gli immigrati che
si insediarono sul litorale domizio negli
anni scorsi. Inizialmente si trattò di
un rapporto conflittuale: il clan, infatti,
non gradiva la presenza degli extracomunitari,
il cui insediamento aveva
provocato la crisi del turismo locale e
una conseguente diminuzione degli affari
della camorra. All’inizio degli anni
’90 risalgono una serie di episodi di
intimidazione ai danni degli immigrati,
tra cui diversi incendi delle loro abitazioni
e un raid punitivo che si concluse
con la morte di Carolina Mocerino,
“accusata” di aver fittato un appartamento
a una coppia di nigeriani.
La donna morì per le conseguenze delle
ustioni provocate dall’incendio della
sua abitazione. Successivamente, il
clan dei Casalesi giunse ad una sorta di
“accordo” con alcuni gruppi
di extracomunitari ai quali
venne consentito di svolgere
attività illecite (droga e prostituzione)
in cambio di
somme di denaro. Dalle indagini
sono emersi anche
condizionamenti della camorra
sulle attività delle amministrazioni
pubbliche locali che portarono,
tra l’altro, nel 1998, allo scioglimento
del consiglio comunale di Castelvolturno.
Per quanto riguarda gli episodi di
sangue avvenuti a Castelvolturno nella
metà degli anni ’90, sono stati scoperti
i presunti autori di ferimenti ai
danni di alcuni nomadi dediti a furti.
Nel corso dell’operazione sono stati anche
arrestati un agente di polizia penitenziaria,
che avrebbe introdotto cocaina
nel carcere di Santa Maria Capua
Vetere (Caserta) ed un vigile urbano
che avrebbe favorito l’attività del clan.

LEANDRO DEL GAUDIO- IL ROMA 26 GENNAIO 2006




TUTTI GLI RRESTATI




MASSIMO AMATRUDI
36 ANNI GERMANIA
VINCENZO ABBATE
29 ANNI FORMIA
DOMENICO BIDOGNETTI
39 ANNI NAPOLI
EMILIO CAPONE
59 ANNI SAN CIPR. D’AVERSA
GIOVANNI CAPONE
34 ANNI SAN CIPR. D’AVERSA
TERESA CARDONE
49 ANNI NAPOLI
SALVATORE CANTIELLO
36 ANNI CASAL DI PRINCIPE
EGIDIO COPPOLA
48 ANNI CASAL DI PRINCIPE
DANIELE CORVINO
37 ANNI CASAL DI PRINCIPE
ANTONIO DE LUISE
42 ANNI CASERTA
GIOVANNI DELLA TORRE
27 ANNI NAPOLI
ANGELO DELLA TORRE
29 ANNI NAPOLI
FRANCESCO DE MARIA
38 ANNI CASTELVOLTURNO
GIUSEPPE DELL’AVERSANO
41 ANNI CASAL DI PRINCIPE
ANTONIETTA GALLOTTI
62 ANNI NAPOLI
ANNA GIACOBBE
32 ANNI NAPOLI
DAVIDE GRANATO
30 ANNI NAPOLI
ALESSANDRO GRAVANTE
55 ANNI GRAZZANISE
ANGELA INCANDELA
54 ANNI NAPOLI
MAURIZIO LAVORO
36 ANNI NAPOLI
VINCENZO MENDOZZI
51 ANNI NAPOLI
ASSUNTA MENDOZZI
27 ANNI NAPOLI
PASQUALE MORRONE
53 ANNI CASTELVOLTURNO
MASSIMO PAPA
31 ANNI CASTELVOLTURNO
ENRICO RUSSO
34 ANNI CAPUA
GIOVANNI RUSSO
38 ANNI CASTELVOLTURNO
ALDO RUSSO
43 ANNI CASTELVOLTURNO
UGO RUSSO
38 ANNI CAPUA
LUIGI SCUOTTO
41 ANNI CAIVANO
VINCENZO SCALA
38 ANNI NAPOLI
TOMMASO VITOLO
47 ANNI CASTELVOLTURNO
LORENZO VARGAS
40 ANNI CASAL DI PRINCIPE
ROSARIO CRISCIONE
42 ANNI MADDALONI
GIUSEPPE CAPONE
37 ANNI SAN CIPR. D’AVERSA



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Ecco i tre killer
dei Longobardi


NAPOLI.
Sono in tre a rispondere
di fatti di sangue: Domenico
Bidognetti, Giuseppe
Dell’Aversano e Maurizio
Lavoro. In particolare sono
finiti sotto accusa per l’omicidio
di Ciro Barbato, che sarebbe
stato consumato per
assecondare una richiesta del
clan Longobardi di Pozzuoli. Lo
schieramento flegreo si sarebbe
infatti avvalso della mano
d’opera criminale dei
Bidognetti. Sotto la lente degli
inquirenti anche il ferimento di
due zingari, che sarebbero stati
feriti perché avrebbero osato
fare rapine, rompendo la pax
imposta dalla camorra nella
zona a destra del Volturno.

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