CASTELVOLTURNO. Per la prima volta non saranno soli. Al loro fianco, durante il processo, avranno Tano Grasso e la federazione antiracket che si affaccia sul territorio di Caserta costituendosi parte civile contro chi aveva chiesto le tangenti in cambio della ”protezione” di camorra. È successo l’altra mattina, alla prima udienza gup, dinanzi al giudice napoletano Pierluigi Di Stefano. Loro, gli imputati, sono Augusto Bianco, 43 anni, di Casal di Principe, considerato uno degli uomini di riferimento del gruppo di Schiavone-Sandokan; e c’è Giovanni Della Corte, 37 anni, pure lui di Casale. Poi: Gerardo Giannetti, 43 anni, figlio di «Concetta Mobili», di Santa Maria Capua Vetere; Pietro Amodio, 33 anni, di Capodrise, ex carabiniere ausiliario, commerciante di auto (ha una rivendita nei pressi dell’autostrada), recentemente condannato per violenza sessuale ai danni di una ragazza albanese; Giancluca Piazza, 21 anni, e Francesco Celeste, 25 anni, entrambi coinvolti due anni fa in un’altra inchiesta per alcune estorsioni a Vitulazio. La parte offesa è un commerciante di Santa Maria Capua Vetere, una delle tante vittime del racket che, con la sua denuncia, ha voluto simbolicamente rappresentare. Lui da solo, ma non più solo. L’udienza è stata rinviata al 6 marzo. «Abbiamo voluto dare un segnale forte in difesa dell’imprenditore che, con la sua denuncia, si era esposto a un rischio gravissimo. Attraverso la Federazione antiracket – dice Tano Grasso, che organizzò la rivolta dei commercianti di Capo d’Orlando e che oggi è il leader della Fai – gli abbiamo offerto la copertura e l’appoggio della nostra associazione, dietro di lui c’è l’attenzione nazionale». E aggiunge: «È un segnale a tutti gli imprenditori della zona. Forti dell’esperienza napoletana, della risposta ottenuta da quanti si sono rivolti a noi e che hanno ottenuto assistenza e sostegno, vogliamo dire a tutti gli imprenditori casertani di farsi coraggio e di denunciare i sosprusi. Sappiano che noi siamo con loro, che non saranno mai più soli». Il commerciante sammaritano aveva iniziato a pagare la tangente nel 2002, quando avevano bussato al suo negozio offrendo la protezione in cambio di denaro, le solite tre rate annuali. Lui tergiversò, chiese aiuto a un amico cercando di evitare l’estorsione, fu accompagnato anche a casa di Sebastiano Caterino (il boss ammazzato qualche anno fa). Fu costretto ad accettare la rata di 1500 euro da versare a Pasqua, Natale e Ferragosto. Fu sollecitato non una ma tante volte, ora dall’uno ora dall’altro esattore. Fu richiamato all’ordine anche da un fornitore, che a Casale vantava amicizie potenti. E si considerò sconfitto quando anche da un ufficiale dei carabinieri gli arrivò il consiglio di pagare per quieto vivere, per non avere rogne. La sua vicenda fu scoperta per caso un anno fa, mentre si indagava sul tenente Andrea Policastro e sul maresciallo Pietro Gesmundo. Si scoprì che il commerciante si era rivolto, inutilmente, a Policastro. Quando i pm Raffaele Cantone e Alessandro D’Alessio lo interrogarono, lui ritrovò il coraggio e raccontò tutto: l’estorsione, la paura, la rassegnazione.
r.cap. IL MATTINO CASERTA 27 GENNAIO 2006
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

