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L’AMORE OSTACOLATO DALLA CAMORRA

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Diciassette anni lui, sedici lei. Si frequentano da qualche mese: gli incontri rubati, il giro in motorino, la pizza con gli amici. Un amore bello e innocente, come lo è solo a quell’età. Ma Anna e Luigi (i nomi sono di fantasia) non sono due ragazzi qualunque. Provengono da famiglie rivali, due clan che negli Anni Novanta si sono combattuti a colpi di lupara per il controllo del territorio di Sant’Antimo. Qui, a metà strada tra l’agro aversano e l’hinterland giuglianese, si può morire anche per questo. Per un amore sbagliato. Si può finire in ospedale dopo che i parenti della tua fidanzata ti hanno massacrato di botte per lavare l’onta del disonore. Perché la famiglia di Anna è una potente famiglia di camorra. I suoi genitori sono vicini al boss Francesco Verde, da tutti conosciuto come «’o negus». E certo ai parenti non piace che Anna si sia innamorata proprio di un «puliciotto», il nome col quale viene indicato il clan perdente dei Petito.
Occorre lavare in fretta una macchia che sta infangando il buon nome della famiglia. Che sta facendo vergognare tutti. E allora si passa all’azione. Per settimane il giovane amante viene minacciato e picchiato dai parenti della 16enne. «Devi starle lontano. Te lo ordina il clan», gli intimano i picciotti di Sant’Antimo. Le aggressione vanno avanti indisturbate, sempre più violente. Fino a quando, dopo l’ultimo pestaggio, Luigi si rivolge ai carabinieri della compagnia di Giugliano. I militari, agli ordini del tenente Vincenzo Massimiliano Russo, ascoltano un racconto agghiacciante, intervallato da lacrime e silenzi. E’ una storia d’altri tempi, quella dei due giovani fidanzati. C’è di tutto: camorra, amore, vecchi rancori. Luigi racconta ogni dettaglio. La paura non gli impedisce di fare nomi e cognomi, agli investigatori fornisce anche i soprannomi dei suoi persecutori .


Nel giro di poche ore scattano gli arresti. In manette – per reati che vanno dalla violenza privata alle lesioni personali – finiscono in quattro, tutti originari del posto, tutti riconducibili alla famiglia del «negus». Si tratta di Salvatore Verde, pregiudicato di 24 anni, figlio del reggente Antonio; Sigismondo Verde, incensurato di 32 anni, cognato di Salvatore; Fabio Ceparano, pluripregiudicato di 33 anni, elemento di spicco del clan e già condannato alla sorveglianza speciale; Giovanni Maggio, pluripregiudicato di 49 anni, anche lui elemento apicale della cosca.

Sono loro – dicono i carabinieri – ad aver minacciato e picchiato il giovane Luigi. «Una questione d’onore, per questo lo hanno fatto», provano a spiegare gli investigatori. Questione d’ onore, sembra una storia di cento anni fa. Una realtà dove il fidanzato «sgradito» alla famiglia di lei viene avvicinato e «prelevato» dagli uomini del clan, minacciato e picchiato in strada, oppure «convocato» presso l’abitazione del boss e schiaffeggiato assieme allo zio che lo accompagna.

Storie d’altri tempi, storie d’onore. Storie da Sant’Antimo, dove la mala ha la pretesa di controllare tutto. Anche i sentimenti di due ragazzi.

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