La memoria di un mondo in ginocchio sulle braci dell’umanità. Quell’umanità che ha perso il nome e la dignità. Calpestata dal non senso, relegata all’imperfetto dell’essere (era!). Cancellata per sempre da quella parola: Shoah. “Catastrofe e distruzione”, è il significato del termine ebraico utilizzato per evocare lo sterminio di massa degli ebrei, la “pulizia etnica” ad opera delle truppe naziste nel triennio 1943- 1945. E fu proprio nel ’45, il 27 di gennaio, che venivano aperti i cancelli di Auschwitz – il più feroce dei campi di stermino – per lasciar liberi quei “fortunati” uomini-fantasma, superstiti dell’inferno. Ed in questo giorno l’Italia ricorda. Ricorda quelli che non ci sono più. Ricorda il sangue, la follia del Terzo Reich. Ricorda il silenzio e la codardia del mondo tutto di fronte ad un abominio che non potrà mai essere compreso. Forni crematori, docce al gas. Un vero e proprio business di morte a cui partecipavano alcune delle più fiorenti aziende del panorama industriale tedesco. Molte le imprese che in quegli anni ampliarono gli impianti di produzione, che diversificarono l’offerta per rispondere alle crescente domanda di prodotti sempre più “strambi” da parte del Reich. Eppure, nonostante questo, continuavano ad affermare di non sapere. Persino oggi c’è chi mente sul buio di quegli anni. Nel corso di questi ultimi mesi qualcuno ha addirittura negato l’esistenza della Shoah, appellandosi a chissà quale “intrigo politico”. Mentre nel mondo proliferano i nazifascisti e compaiono di nuovo, sbavate dalla vernice delle bombolette spry, le svastiche sui muri. Proprio in questo contesto la significatività di questo giorno, del “Giorno della memoria”, assume un valore imprescindibile: ricordare ed insegnare ai più piccini la follia e la perversione degli adulti. Ma anche la fratellanza, il rispetto e la speranza.
LA MEMORIA DI UN MONDO IN GINOCCHIO SULLE BRACI DELL’UMANITA’
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