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«Il padre del boss fu ucciso per vendetta dai Di Lauro», la punizione per chi abbracciava la scissione

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Aveva rifiutato la protezione. Si sentiva al sicuro a causa dell’età avanzata o semplicemente non gliene fregava granché di morire. Sta di fatto che l’omicidio di Crescenzo Marino sarà ricordato a lungo, se non altro perché a spegnersi sotto i colpi dei killer fu un uomo di 70 anni.
Settant’ anni ricchi di vicende criminali portati a bordo di una Smart nuova di zecca nelle campagne di Secondigliano, a pochi metri di distanza dalla casa di suo figlio Gennaro data alle fiamme qualche settimana prima. Già i suoi figli, quelli che avevano seguito il sentiero criminale tracciato dal papà, a cominciare da Gennaro Marino, meglio noto come Jenny Mc Key, numero uno con Arcangelo Abete (in carcere) e Raffaele Amato (latitante) del gruppo degli “spagnoli” al momento dell’omicidio.
Jenny Mc Key fu arrestato durante un summit insieme al fratello Angelo. Pochi giorni dopo toccò al terzo fratello, Gaetano, ad essere scovato in un albergo di lusso a Nerano dove si era rifugiato per 300 euro a notte con il suo “maggiordomo” ad accudirlo. Gaetano fu però successivamente scarcerato e poi assassinato anni più tardi a Terracina dove era in vacanza.

Di Crescenzo Marino ed in particolar modo del suo omicidio, hanno a lungo parlato i collaboratori di giustizia Pasquale Riccio e Gennaro Notturno. “Crescenzo fu ucciso per vendetta – hanno assicurato i pentiti – Il gruppo di Cesare Pagano e di Notturno dicevano che era stato Gennaro Puzella». Gennaro O’ Pazzo (così veniva chiamato a Secondigliano il presunto killer) era un uomo dei Di Lauro impegnato in prima linea nella guerra agli Scissionisti nella prima faida di Scampia (2004-2005)

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