La presentazione di “Panicocoli. 11 storie di provincia” di Antonio Cacciapuoti, Kairos Edizioni, all’Ali sabato 3 febbraio 2007 è stata un’occasione di dibattito quanto mai intensa e particolarmente interessante per i molteplici spunti suscitati. L’iniziativa, fortemente voluta dalla Pro Loco di Villaricca e dal suo presidente Armando De Rosa, ha trovato nell’Ali del dott. Pietro Valente il perfetto connubio tra chi, come la Pro Loco, è impegnata a salvaguardare le tradizioni locali per riutilizzarle a fini di sviluppo e chi, come l’Ali, sta creando a Villaricca un nuovo polo culturale imperniato su “Il racconto nel cassetto”. Siamo, evidentemente, di fronte a un caso in cui la buona cultura produce risultati apprezzabili, sicuramente da incoraggiare, soprattutto se si considera che tutto questo avviene in provincia, in quell’hinterland napoletano così difficile ed emarginato. Antonio Cacciapuoti, introdotto da Aldo Putignano di Homoscrivens, confessa di aver voluto raccontare “Panecuocolo”, il paese dove è nato nel 1939 e dove ha a lungo vissuto prima di trasferirsi a Napoli. Panecuocolo come luogo dello spirito, dice Cacciapuoti, una specie di pozzo della propria anima dove l’autore tenta di rifugiarsi non semplicemente per un sentimento di pura nostalgia, ma per ritrovare se stesso e il mondo. Panicocoli non è un semplice raccontare 11 storie di provincia, ma come dice Sergio Zazzera, che tiene la prima relazione, è una vera e propria ricerca di storia sociale raccontata con uno stile “verghiano”, lo stesso che ritroviamo ne “I malavoglia”. Cacciapuoti, che nell’introduzione scrive di aver dato voce a “personaggi che sono vissuti e sono morti come se non avessero mai avuto una storia”, confessa che gli piacerebbe non solo conoscere la storia di Carlo Magno, ma anche quella del suo scudiero. Senza voler toccare temi molto sensibili alla storiografia contemporanea, mi pare che questo sia un punto chiave, di assoluta rilevanza. La storia “magistrale” si è a lungo e solo occupata dei grandi personaggi o dei grandi avvenimenti, trascurando di vedere nelle pieghe sociali dove passa la maggioranza degli uomini. È qui che si fa la storia. Pensiamo a quanta storia è stata scritta su Roma, sulla nascita, la gloria e la decadenza dell’impero romano, e quanta poca storia sia stata scritta sulle popolazione italiche dell’epoca preromana che rappresentano autenticamente l’Italia di oggi. Ma torniamo alla presentazione di Panicocoli. Sergio Zazzera tenta di rappresentare la piccola comunità di Panicocoli raccontata da Cacciapuoti come una comunità nettamente divisa tra chi ha il potere e chi serve il potere. È una rappresentazione che solo a prima vista può sembrare banale perché tocca nel profondo l’identità comunitaria della provincia, e che andrebbe senz’altro approfondita perché in essa potremmo ritrovare l’origine di tanti problemi di oggi. Come ha detto l’assessore alle politiche sociali del Comune di Villaricca Vincenzo Granata uscendo dalla sala un po’ arrabbiato, Panicocoli era divisa tra i Signori e i Pezzenti. È un’arguta osservazione che bisognerebbe mettere a frutto. Una ricerca storiografica approfondita mostrerebbe molto probabilmente che Panicocoli, come molti altri antichi casali di Napoli, era una comunità costituita da pochi proprietari terrieri che possedevano oltre la propria dimora agricola un dignitoso palazzo nel centro storico e il vasto popolo dei servitori e dei mestieranti che non possedevano nemmeno la propria abitazione. Oggi, la distanza abissale che un tempo separava i due unici ceti sociali si è in parte colmata e i pochi proprietari terrieri che ancora restano non vivono più a Villaricca. Accanto al popolo, ridotto a poche centinaia di famiglie, si sono formate nuove classi sociali, dai piccoli contadini proprietari, agli impiegati, ai commercianti, agli artigiani, a una discreta presenza di professionisti, intellettuali e artisti che rappresentano una piccola borghesia che ha acquisito una fetta consistente della proprietà disponibile. Nascosta, eppure operante, troviamo infine una solida organizzazione criminale legata al sistema metropolitano. Insomma, la proprietà si è diluita, molti Signori sono spariti e molti Pezzenti sono risaliti. Una trasformazione sociale che ha portato sviluppo ma che è avvenuta, se così si può dire, con il dente avvelenato, con tante, tantissime famiglie che, mosse da una sete di vendetta sociale, hanno cercato di conquistare il benessere personale e privato, senza curarsi di quello pubblico e collettivo e con i tanti signori, signorini e signorotti che hanno letteralmente depauperato la propria ricchezza, senza minimamente preoccuparsi della società locale. Non è mancata, durante la presentazione, la provocazione politica. Ci ha pensato il giornalista Nico Pirozzi che ha tenuto la seconda relazione. A Villaricca non è cambiato nulla, ha esordito Pirozzi, e se oggi qualcuno conosce Villaricca è solo per i fatti legati ai rifiuti. Così, Pirozzi ha voluto mostrare un documentario girato nel 1987 nei sette comuni del giuglianese e ha invitato il pubblico presente in sala a confrontarlo con la realtà di oggi. Non so se la provocazione sia riuscita, ma il fuoriprogramma di Pirozzi è sembrato a molti un po’ stucchevole. Certamente a Villaricca si potrebbe vivere meglio e certamente si vorrebbe vivere meglio, magari come a Bolzano, “la prima in classifica per ricchezza” o a Siena “la prima in classifica per qualità della vita”. Ma dire che negli ultimi venti anni a Villaricca non è cambiato nulla, significa non solo non accorgersi della realtà ma, soprattutto, si corre il rischio di uccidere il cambiamento in atto con responsabilità molto più gravi di una semplice provocazione giornalistica. Probabilmente, la presentazione di Panicocoli non è il posto adatto per stabilire se Villaricca è cambiata o no negli ultimi venti anni, magari il Pirozzi potrebbe girare oggi un nuovo documentario, lo sfideremo a dimostrarci la sua tesi. A conclusione della presentazione, il Sindaco Raffaele Topo si è soffermato sul primo racconto di Panicocoli “’O podestà” sottolineandone una certa affinità elettiva e non si è lasciato sfuggire la provocazione di Pirozzi chiedendo ai giornalisti di essere più attenti alla realtà e all’informazione e, soprattutto, di essere anche propositivi e di non delegare tutto ai politici. L’augurio è che Cacciapuoti, già autore di Terroni, possa scrivere ancora dopo Panicocoli preziosi racconti e che la Pro Loco e l’Ali possano continuare il connubio anche su altri fronti. Lo ha ribadito il presidente dell’Unpli provinciale Antonio Altiero che da sempre sostiene e incoraggia la Pro Loco di Villaricca e lo ha sostenuto lo stesso editore Musella che ha dichiarato come la Kairos da lui rappresentata ha siglato un accordo con la nuova casa editrice fondata nell’ambito de “Il racconto nel cassetto” per essere presenti con un unico stand a Galassia Gutenberg 2007.
VILLARICCA: «PANICOCOLI» ALL’ALI CON QUALCHE PROVOCAZIONE
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